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Guerra in Iran: Trump estende la tregua. Fino a quando Teheran non presenterà una proposta

Il presidente americano Donald Trump (foto dai suoi profili social)

WASHINGTON – Donald Trump estende la tregua per la guerra in Iran che doveva scadere alle 2 italiane di oggi, 22 aprile 2026. Su Truth il presidente degli Stati Uniti ha scritto: “Considerata la grave frattura che sta colpendo il governo iraniano, circostanza non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”.

E ancora: “Ho pertanto ordinato alle nostre Forze Armate di proseguire con il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando non verrà presentata la loro proposta e non si concluderanno i negoziati, in un modo o nell’altro”.

A inizio giornata, le indiscrezioni rimbalzate sui media americani avevano dato nuovo vigore al percorso diplomatico per chiudere la guerra, con Axios che ha riportato l’autorizzazione da parte dell’ayatollah Mojtaba Khamenei a far volare il suo team negoziale a Islamabad. Secondo l’Ap i mediatori pakistani avevano ricevuto conferma che i principali negoziatori, il vicepresidente Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf, avevano confermato la presenza ai colloqui.

Nella serata italiana di martedì, il ministro dell’Informazione pakistano, Attaullah Tarar, era ancora in attesa di una conferma ufficiale dell’arrivo della delegazione iraniana al tavolo. Nello stesso momento, il vicepresidente Usa era ancora segnalato come ancora a Washington, pronto a partecipare a “ulteriori riunioni politiche alla Casa Bianca”. E anche il volo che da Miami doveva portare gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner in Pakistan ha fatto rotta verso la capitale americana, forse per incontri con Donald Trump.

Secondo quanto ricostruito dai media Usa, a tenere sotto scacco i colloqui sarebbe l’intransigenza dei pasdaran, che stanno esercitando pressioni sui mediatori iraniani affinché non partecipino al negoziato finché gli americani non cederanno su un punto considerato cruciale da Teheran: la fine del blocco Usa dei porti iraniani. Un punto sul quale il tycoon non intende fare concessioni: “Abbiamo il controllo totale dello stretto di Hormuz” e “siamo in una posizione di forza nei negoziati”, ha rivendicato Trump, mentre i media iraniani sostengono che una petroliera della Repubblica islamica sarebbe riuscita a forzare il cordone Usa, attraversando Hormuz per raggiungere l’isola di Kharg.

Aggiungendo un ulteriore punto di scontro, Trump ha chiesto al regime degli ayatollah di liberare otto donne iraniane prossime a essere giustiziate per impiccagione, come segno di buona volontà: “Sarebbe ottimo inizio dei negoziati”, ha detto il tycoon, mentre Teheran ha smentito che le donne rischino la pena capitale. Di fronte a questo quadro, i mediatori pakistani, egiziani e turchi hanno lavorato febbrilmente per convincere gli iraniani a mostrarsi flessibili e partecipare all’incontro a Islamabad, “definito cruciale” dal ministro pakistano Tarar in vista della scadenza ufficiale del cessate il fuoco, fissata inizialmente per martedì notte, poi allungata di 24 ore.

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