Campobasso, madre e figlia morte avvelenate: sequestrato cellulare della sorella maggiore

CAMPOBASSO – Colpo di scena nel giallo dell’avvelenamento di Pietracatella (Campobasso). Le indagini si indirizzano su Alice Di Vita, sorella della 15enne Sara e figlia di Antonella Di Ielsi, le due donne decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 per avvelenamento. Il telefonino di Alice è stato acquisito nell’ambito della prima inchiesta, quella che vede indagati per omicidio colposo cinque medici. Martedì 28 aprile sul cellulare della 19enne, alla presenza degli avvocati delle parti, verranno verificati messaggi, telefonate e cronologia degli accessi a Internet.
L’attività, collegata a “esigenze tecniche” come precisato dalla Procura, consisterà nell’estrazione forense dei dati, con la successiva acquisizione degli elementi ritenuti rilevanti ai fini investigativi. Alice non è indagata ma, allo stato, è parte offesa insieme al padre Gianni Di Vita, 55 anni, nell’inchiesta della Procura di Larino che procede su un doppio binario: da un lato il duplice omicidio volontario e premeditato mediante avvelenamento da ricina, a carico di ignoti, dall’altro l’ipotesi di omicidio colposo che vede indagati cinque operatori dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove le due donne erano state visitate nei giorni precedenti ai decessi, avvenuti a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre. Secondo quanto si apprende, le verifiche sull’iPhone della ragazza riguarderanno la ricostruzione delle comunicazioni intercorse nei giorni precedenti e successivi ai fatti e durante le fasi del ricovero, con l’obiettivo di acquisire elementi utili alla ricostruzione delle ultime ore di vita delle due donne. Tra i contenuti al vaglio ci sarebbero anche appunti che la stessa Alice avrebbe annotato sul dispositivo dopo la morte della madre e della sorella, quando si ipotizzava una tossinfezione alimentare di origine non ancora chiarita.
Parallelamente proseguono gli accertamenti sul territorio per individuare la possibile origine della ricina, sostanza al centro delle indagini dopo il primo alert di “non negatività” del Centro antiveleni Maugeri di Pavia diretto dal professor Carlo Locatelli, che sta ultimando la relazione completa attesa in Procura. Dopo un primo riscontro all’Istituto Agrario di Riccia, dove la pianta del ricino è presente a fini didattici, sono in corso verifiche anche in altri contesti analoghi – scuole, vivai, orti e giardini – nell’ambito di un’attività tecnica volta a comprendere la disponibilità dei semi da cui potrebbe essere stata ricavata la sostanza letale. Vanno avanti anche le audizioni delle persone informate sui fatti, con l’obiettivo di verificare eventuali incongruenze nei racconti e ricostruire nel dettaglio i rapporti e le presenze nei giorni immediatamente precedenti ai malori. Un lavoro che procede in parallelo agli accertamenti tecnici e scientifici, in una fase ancora priva di una verità definitiva.
