Cubo nero: 15 indagati. Pessina interrogato. L’accusa: permesso a costruire non conforme

FIRENZE – Salgono a 15 le persone indagate nell’inchiesta sul cosiddetto Cubo Nero di Firenze, la costruzione comparsa al posto dell’ex Teatro Comunale e in zona Unesco dalla quale sono scaturite polemiche per l’impatto sul panorama della città.
I NOMI DEGLI INDAGATI – Oltre all’ex soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio Andrea Pessina, interrogato in questi giorni dai pm, e la responsabile del procedimento Francesca Fabiani, emergono dagli avvisi di garanzia i vertici dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Firenze, Eleonora Cisternino e Stefania Fanfani, e dell’Ufficio edilizia privata Elisabetta Fancelli e la responsabile del procedimento Annalisa Pontenani. Risultano indagati anche i componenti della Commissione Paesaggistica comunale: Alessandro Foggi, Adele Goretta Caucci, Alessandro Bellini e Michele Martino. Per la procura di Firenze, i funzionari del Comune e i membri della commissione paesaggistica avrebbero contribuito “alla realizzazione” dei cubi “in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico e collocata in un’area di notevole interesse pubblico – sulle rive dell’Arno – in assenza di un permesso a costruire valido”.
Quel permesso, secondo quanto emerge dall’inchiesta, sarebbe stato ‘illecito’ visto che “l’intervento non era conforme alla disciplina urbanistica edilizia vigente in quanto la documentazione progettuale approvata e allegata era diversa rispetto al progetto approvato in sede di conferenza di servizi e a quello approvato col piano di recupero”. Ma, soprattutto, – riporta ancora la ricostruzione maturata finora tra gli inquirenti – conteneva modifiche sostanziali delle altezze (piani in più e più volumi) rispetto ai contenuti del piano di recupero approvato dalla Conferenza dei servizi e dalla delibera del Consiglio Comunale del dicembre 2018″. Inoltre, il permesso a costruire sarebbe stato rilasciato “sulla base di un’autorizzazione paesaggistica falsa, e quindi nulla”.
Inoltre sotto la lente della procura, a vario titolo, anche Marco Sangiorgio, ex direttore generale della Cassa depositi e prestiti quando fu ceduto l’ex teatro Comunale, e gli architetti progettisti Vittorio Grassi, Stefano Boninsegna e Enrico Santi. I progettisti, secondo il capo di imputazione, “delegati dalla proprietà che firmarono la richiesta di rilascio delle autorizzazioni paesaggistica nel gennaio 2020 recante un progetto diverso rispetto a quello approvato in sede di piano di recupero, in sede di conferenza di servizi e contenente varianti sostanziali al progetto del piano di recupero approvato con delibera dal Consiglio Comunale 708/18, nonché contenente varianti sostanziali alle norme tecniche di attuazione”. Inoltre, sempre secondo i pm di Firenze, dalla Soprintendenza, Pessina e Fabiani, nell’ambito del procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, nell’aprile 2020 emettevano un provvedimento con cui ritenevano che “l’intervento non risultava compatibile paesaggisticamente con il contesto di inserimento” dopo aver rilevato “elementi progettuali peggiorativi nella configurazione dell’involucro esteriore” dell’ex Comunale “rispetto a quanto riportato negli elaborati del piano di recupero approvato in sede di conferenza dei servizi”.
Ma poi, secondo l’accusa, ad agosto dello stesso anno adottavano “provvedimento favorevole vincolante, in cui “attestavano falsamente che le modifiche apportate… permettevano di superare le criticità rilevate ed esprimevano limitatamente alla compatibilità paesaggistica dell’intervento”.
