Polemica su ricordo “franchi tiratori” il 25 aprile a Trespiano. Palagi: “Ne chiederò conto alla sindaca”

FIRENZE – La sindaca e la giunta comunale “devono aprire un confronto urgente con prefettura e questura”: il 25 aprile e l’11 agosto, data della Liberazione di Firenze nel 1944, “non possono essere giorni in cui si onorano quelli che combatterono contro la nascita della Repubblica italiana”.
Così in una nota Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra progetto comune a Palazzo Vecchio a seguito delle segnalazioni che gli sono pervenute di una cerimonia, ieri al cimitero di Trespiano, di “un gruppo organizzato, con bandiera, di alcune decine di persone che come di consueto presumiamo abbiano voluto commemorare i cosiddetti ‘franchi tiratori’ e chi scelse di servire la Rsi dopo la resa della monarchia a favore della Resistenza e degli eserciti Alleati”.
Lunedì scorso, ricorda Palagi, il consiglio comunale “ha approvato all’unanimità la mozione da noi proposta che impegna la sindaca e la giunta a confrontarsi con questura e pefettura per impedire che sul territorio cittadino si verifichino episodi contrari ai principi costituzionali, ledendo l’onorabilità di una città Medaglia d’oro al valor militare per il ruolo avuto nella Resistenza. Quel voto, unanime per tutti i gruppi presenti (con l’eccezione di un consigliere, vicino a Casaggì), a che è servito se Palazzo Vecchio dimostra di non voler avere contezza di quanto avviene in un proprio spazio, quale è il cimitero di Trespiano?”.
E ancora: “Ogni manifestazione pubblica di questo tipo richiede un preavviso alle autorità competenti. Se un gruppo strutturato si è presentato al cimitero a fine mattinata del 25 aprile, è ragionevole ritenere che le autorità ne fossero a conoscenza. La mozione appena approvata non ha trovato applicazione. Domani presenteremo una domanda di attualità e chiederemo anche nel Salone dei Duecento che sindaca e giunta si attivino immediatamente. Non per individuare responsabilità formali nella gestione dell’ordine pubblico ma per esercitare la pressione politica e istituzionale che spetta a chi governa una città che ha fatto dell’antifascismo un valore fondativo”.
