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Libri: “L’orologio cinese di Turandot” di Maurizio Sessa. A Firenze prima traccia dell’opera di Puccini

FIRENZE – Sedici battute inedite, tratte da una canzone cinese, realizzate da Giacomo Puccini nell’ambito della sua ultima, monumentale e incompiuta opera, la Turandot: è quanto ha scoperto Maurizio Sessa, giornalista autore di varie pubblicazioni su Puccini, che ha scritto L’orologio cinese di Turandot. Lo spartito inedito di Puccini tra Firenze e Capalbio (ed. Medicea, Firenze), presentato a Palazzo Vecchio; un’uscita che coincide col centenario della prima assoluta di Turandot al Teatro della Scala sotto la direzione di Arturo Toscanini, il 25 aprile 1926.

Nel foglio riscoperto, precedute dall’indicazione “Allegro moderato” sul pentagramma si leggono 16 battute (8 più 8), o meglio 4 per 4 battute, in mi bemolle maggiore. Un modo pentatonico, tutti intervalli a distanza di almeno un tono e nessun semitono. Nella 7/8 battuta si riconosce una cadenza tipica della Turandot.

Nei primi giorni di maggio del 1919 Puccini arrivò a Firenze per l’allestimento del Trittico in programma al teatro della Pergola e qui soggiornò per tre settimane: la prima del Trittico ebbe luogo il 10 maggio 1919 e tre giorni dopo Puccini, invitato a un appuntamento conviviale, donò un foglio musicale a a un uomo di mare, l’ammiraglio livornese a riposo Ulisse Olinto Cecconi, fratello del pittore-cacciatore post macchiaiolo Eugenio Cecconi.

Ma non si trattò del solito rigo musicale richiestogli dagli ammiratori. Stavolta Puccini donò le 16 battute tratte da una canzone cinese che deve aver ascoltato da un orologio cinese.

“Puccini regalò il foglio a un ammiraglio livornese che aveva navigato nei mari della Cina – ha spiegato Sessa -. Si ricostruisce anche l’itinerario tra Firenze e Capalbio (Grosseto): Capalbio era la località dove Puccini si recava spesso a caccia. Lo spartito è inedito. Io sono un collezionista e l’ho rinvenuto. Quando l’ho trovato ho pensato che si trattasse di una piccola grande scoperta”.

A partire da un foglio musicale inedito e una ricca documentazione storica e iconografica, l’autore ricostruisce dunque una nuova genesi per la grande incompiuta: l’idea esisteva già a Firenze nel 1919, un anno prima la data solitamente indicata come partenza della scrittura dell’opera.

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