
Campobasso, madre e figlia morte avvelenate: dichiarazioni choc dell’infermiere che fece flebo a casa. “Una delirava, l’altra non parlava”

CAMPOBASSO – Sembra vicina la svolta nel giallo di Pietracatella, su madre e figlia morte avvelenate da ricina in provincia di Campobasso. Trapelano indiscrezioni sul nuovo interrogatorio dell’infermiere delle flebo fatte a casa, l’amico di famiglia e possibile supertestimone, Gianpiero Mastrogiorgio detto “Gianni”. L’uomo avrebbe dichiarato, riferendosi rispettivamente a Sara Di Vita 15 anni e Antonella Di Ielsi, 55 anni: “Una delirava, l’altra non parlava”.
Il fascicolo sul duplice omicidio premeditato di madre e figlia rimane per ora contro ignoti, ma il cerchio dei sospettati si sta stringendo attorno a qualche familiare delle vittime. L’infermiere, sentito per la seconda volta in Questura su richiesta del legale di uno dei medici del Pronto Soccorso, avrebbe fornito
agli inquirenti un tassello fondamentale per misurare la gravità di quelle ore. Chiamato per dare una mano alla famiglia, dopo che Antonella Di Ielsi e la figlia Sara erano state dimesse dall’ospedale, l’uomo avrebbe descritto una scena drammatica. La ragazzina sembrava essere in uno stato di puro delirio,
incapace di connettersi con la realtà. La madre, dal canto suo, appariva in condizioni talmente critiche da aver quasi perso l’uso della parola.
L’infermiere sarebbe comunque stato categorico: le sacche per le flebo erano perfettamente sigillate e l’intera procedura è avvenuta sotto gli occhi di testimoni. Nessun errore medico, nessuna anomalia in quel soccorso estremo. Il veleno stava già lavorando, silenzioso e devastante, all’interno dei corpi delle due vittime.
