
Sub morti alle Maldive: recuperati i corpi di Muriel Oddenino e Giorgia Sommacal. Legale di Albatros attacca: “Non avevano i brevetti”

MALE’ (MALDIVE) – Sono stati recuperati gli ultimi due corpi della tragica spedizione alle Maldive: quelli della ricercatrice Muriel Oddenino e di Giorgia Sommacal, figlia della professoressa Montefalcone. La Farnesina ha confermato la notizia già venuta fuori sui media locali.
Il rescue team finlandese – Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund, Patrik Grönqvist – ha scritto: “Desideriamo esprimere le nostre sentite condoglianze alle famiglie di tutti i subacquei che hanno perso la vita. Il motivo per cui abbiamo risposto alla richiesta di aiuto è stato il desiderio di offrire supporto in questa situazione così dolorosa”.
E ancora: “Dopo tre giorni di operazioni, tutti i subacquei dispersi sono stati recuperati e stanno tornando a casa. Un enorme ringraziamento va a Dan Europe, all’Ambasciata italiana, alle Forze di Difesa maldiviane, alla polizia e a tutti gli altri volontari: senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile. Vorremmo inoltre ringraziare tutti per i numerosi messaggi di incoraggiamento ricevuti”.
L’operazione odierna ha segnato il completamento della principale fase di recupero, con un’ulteriore immersione tecnica in grotta effettuata dal team finlandese, in stretta collaborazione con la Maldives National Defence Force, le forze di polizia locali e in costante contatto con le autorità italiane presenti a Malé.
Le favorevoli condizioni meteo-marine durante la mattinata, informa Dan Europe, hanno consentito al team di eseguire il piano d’immersione in modo efficiente e senza complicazioni. Come nei giorni precedenti, tutti e tre i subacquei sono entrati nel sistema di grotte con ruoli chiaramente definiti, che includevano il recupero delle vittime, un supporto operativo alla sicurezza e la documentazione subacquea sia dell’intervento che del sito d’immersione.
L’operazione è durata circa tre ore ed è stata condotta utilizzando sistemi avanzati di immersione tecnica, tra cui Rebreather a circuito chiuso, scooter subacquei e configurazioni ridondanti progettate per ambienti profondi e ostruiti.
L’obiettivo principale affidato a due membri del team consisteva nel trasporto accurato delle vittime attraverso i passaggi più stretti del sistema di cavità, preservando sia la sicurezza dei soccorritori che l’integrità dei corpi. Le sfide operative includevano potenziali rischi di impiglio e riduzione della visibilità causata da sedimento sollevato, elementi che il team “ha gestito con successo nel corso dell’intera immersione”. Un terzo subacqueo ha fornito supporto safety operativo e documentato l’intervento in profondità, in linea con le procedure consolidate del cave diving e con le best practice comunemente adottate nelle operazioni di recupero.
Sebbene la principale fase di recupero sia ora conclusa, la missione del team non è ancora terminata. Domani, infatti, i tre dovrebbero fare quella che sarà con ogni probabilità l’ultima immersione operativa della missione: torneranno sul sito per rimuovere sagole guida (si tratta di corde) e attrezzature operative installate all’interno del sistema di cavità durante le operazioni di recupero, ripristinando l’ambiente e rimuovendo, ove possibile, le tracce dell’intervento umano.
“Considerata l’indagine tuttora in corso – sottolinea Dan Europe – questa fase assume ulteriore importanza. Il team tenterà inoltre di documentare ulteriormente e mappare alcune sezioni della grotta, condividendo le informazioni raccolte con le autorità maldiviane”. L’organizzazione ribadisce inoltre che, “per l’intera durata della missione, sia le scelte operative sia la comunicazione sono state guidate da due priorità: la sicurezza del team impegnato nelle operazioni di recupero e il massimo rispetto per le vittime e le loro famiglie”.
LA LEGALE DI ALBATROS – “Per me, allo stato attuale, e da quello che so, dai documenti che abbiamo, dalle dichiarazioni che fanno quando dicono delle proprie abilità, nessuno di loro aveva un brevetto ‘full cave’, che significa ‘penetrazione in grotta’”. Così l’avvocata Orietta Stella, legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat, che ha venduto il pacchetto per la crociera scientifica subacquea nella quale hanno perso la vita cinque italiani. “Per andare dove sono stati ritrovati – spiega da Malè l’avvocata – era necessario un brevetto ‘full cave’ di qualsiasi didattica”.
Si tratta, ha sottolineato Stella, di “un brevetto tecnico di particolare impegno, perché è un brevetto praticamente speleologico, cioè è equiparabile a un brevetto speleosub e quindi io non ne ho trovato traccia”. Nello specifico “so che la Montefalcone, perché è nel suo curriculum dell’università, ha dichiarato ai tempi che aveva un brevetto di caverna, non di grotta” ed è “fondamentale questa differenza”.
“Io temo di sì. Ma è un’opinione mia, le dico: è un’opinione mia. Si sono probabilmente persi” continua Stella. “Non so – dice da Malè – se avevano le torce, che questa è un’altra cosa che diventa fondamentale. Perché al buio…il buio è buio, è nero. Non c’è una via di mezzo, quindi non ne ho idea. Immagino che la polizia maldiviana adesso faccia le sue indagini. Dopodiché, se effettivamente la procura di Roma decide di andare avanti, farà una rogatoria per avere gli atti della polizia maldiviana e poi si andrà avanti”.
“Non capisco – dice la legale – la natura di questo incidente, non capisco come sia avvenuto. Posso solo pensare che, con una certezza pressoché assoluta, nel momento in cui scaricano le immagini dalla GoPro, prendono le profondità, guardano le velocità di discesa eccetera, si può capire benissimo se era un’immersione diretta là, se era un’immersione che invece ha avuto un qualche accidente”. “Già adesso – aggiunge l’avvocata – hanno tutti gli strumenti: hanno tirato fuori i subacquei, si vedrà come erano equipaggiati, si vedrà a che profondità erano, si vedrà se avevano le torce, si vedrà se avevano o meno un filo d’Arianna e poi si riusciranno a definire i contorni di questa disgrazia”.
