Porcari, famiglia uccisa da monossido di carbonio: tre indagati per omicidio colposo

PORCARI (LUCCA) – Sono tre le persone indagate per la morte della famiglia Kola, avvenuta la sera di mercoledì 4 febbraio 2026 nella loro abitazione in localià Rughi, nel comune di Porcari (Lucca), a causa delle esalazioni di monossido di carbonio sprigionate da una caldaia. L’accusa è omicidio colposo.
Il sostituto procuratore della Procura lucchese Paola Rizzo ha iscritto nel registro degli indagati le persone che, la prossima settimana, dovranno nominare un avvocato o un consulente in occasione di un
accertamento tecnico irripetibile sull’impianto di riscaldamento all’origine della tragedia.
La famiglia di origine albanese venne sterminata dopo aver respirato i veleni provocati, secondo l’accusa, da un malfunzionamento della caldaia dovuto a un presunto errore umano. I Kola, i cui parenti sono
assistiti come parte offesa dall’avvocato Gianmarco Romanini, vennero trovati da vigili del fuoco, carabinieri e personale dell’Asl in condizioni gravissime. Per il padre Arti, 49 anni, la madre Jonida,
43, e i figli Hadjar, 22 anni, e Xhesika, 15, ogni soccorso fu vano. Il livello di monossido di carbonio nel sangue era a livelli tali da precludere nell’immediatezza dell’intervento ogni tipo di soccorso.
La Procura nelle scorse settimane ha disposto una serie di simulazioni tecniche affidate ai vigili del fuoco per ricostruire il funzionamento dell’impianto e capire in che modo il gas killer abbia saturato in
poche ore i locali della villetta di nuova costruzione. Approfondimenti che si concentrano in particolare sul distacco del tubo collegato alla caldaia e sul foro di areazione trovato coperto dagli investigatori durante i sopralluoghi. I fumi, anziché uscire all’esterno, avrebbero saturato lentamente gli ambienti domestici fino a stordire e poi annullare in uno stato soporoso letale i componenti del nucleo familiare. Nelle verifiche sarebbe emerso anche un altro elemento cruciale: l’immobile risultava dotato della certificazione di agibilità. E chi ha firmato quel documento ora rischia l’accusa di omicidio colposo per la quale è necessario il passaggio dell’esperimento giudiziale, con la caldaia al centro di
verifiche e prove, alla presenza di tutte le parti coinvolte nel procedimento. Aver sottoscritto un documento in cui si accerta, sotto la propria responsabilità di tecnico installatore o collaudatore, la
regolarità della caldaia e il suo funzionamento significa dover poi rispondere degli effetti dell’impianto. A meno che gli indagati non riescano a dimostrare che l’apparato sia stato manomesso in maniera
accidentale da terze persone.
Quella dei Kola fu una strage consumata nel silenzio. Solo una telefonata al 118 del figlio maggiore, già in
stato di sonnolenza e perdita di coscienza, con il numero civico dell’indirizzo di casa fornito in modo errato. Un errore che fece perdere minuti preziosi ai soccorritori.
