Sanità in Toscana: proclamato lo stato di agitazione. Quattro sindacati uniti: “La Regione rifiuta di applicare contratto nazionale”

FIRENZE – Si accende la polemica tra Regione Toscana e sindacati sul personale della sanità. Le segreterie regionali di Cisl-Fp, Fials, Nursind e Nursing Up hanno proclamato oggi, 3 giugno 2026, lo stato di agitazione nel comparto della sanità “di fronte al rifiuto – hanno spiegato in una conferenza stampa – da parte dell’assessorato regionale alla salute di confrontarsi sull’applicazione in Toscana del contratto nazionale sanità 2022-24”. I sindacati hanno preannunciato, in assenza di risultati dalla procedura di raffreddamento, una manifestazione a FIRENZE, e non escludono ulteriori iniziative di protesta, fino alla proclamazione dello sciopero della sanità pubblica in Toscana.
Il confronto richiesto dai sindacati firmatari del contratto nazionale riguarda punti quali la carenza di personale sanitario e l’attivazione di concreti percorsi di stabilizzazione; i progetti di riorganizzazione collegati agli investimenti del Pnrr; la mobilità del personale tra le aziende sanitarie toscane; il fondo incarichi, le progressioni economiche e le indennità professionali; il fondo premialità e le condizioni di
lavoro; le linee di indirizzo per le prestazioni aggiuntive; il pagamento degli arretrati dell’indennità di pronto soccorso per il 2025 e la relativa messa a regime per il 2026; l’incremento delle risorse aggiuntive fino al limite massimo dell’1% del monte salari; l’applicazione dell’articolo 11 della legge
60/2019 relativamente alle risorse aggiuntive per gli anni 2022, 2023 e 2024.
Per il segretario generale Cisl Funzione pubblica Andrea Nerini, la Regione Toscana “non può
continuare a sottrarsi al confronto su questioni che riguardano il futuro del servizio sanitario regionale, le condizioni di lavoro degli operatori e il diritto dei cittadini a ricevere servizi sanitari adeguati. E’ necessario aprire immediatamente un tavolo di confronto e assumere decisioni concrete”. Secondo Nicola Lunetti, segretario generale Nursing Up, “la Regione deve comprendere che senza professionisti motivati, rispettati e valorizzati, non esiste alcun rilancio della sanità pubblica, non esiste Pnrr che tenga, non esiste casa di comunità, ospedale di comunità, medicina territoriale, riorganizzazione o innovazione digitale che possa funzionare se mancano le persone, se chi lavora è sfinito, se chi entra nel sistema dopo pochi anni se ne va, se chi resta viene trattato come un costo e non come la risorsa principale”.
Il personale infermieristico, sottolinea il segretario regionale del NurSind Giampaolo Giannoni, “già pesantemente in difficoltà a causa della situazione generale di abbandono della professione da parte di moltissimi professionisti, si trova ulteriormente penalizzato dall’immobilismo della Regione, che ha
chiuso ogni relazione sindacale su temi particolarmente cari agli infermieri. Basti pensare all’indennità di pronto soccorso, alle risorse del 2025 e del 2026 che aspettano di essere assegnate e più in generale a tutto il sistema di valorizzazioni che potrebbe dare risposte importanti alle legittime richieste del personale”. Il segretario generale regionale Fials, Massimo Ferrucci, ritiene “inaccettabile la negazione del confronto, da parte della Regione Toscana con i firmatari del contratto nazionale Sanità 2022/24 sui temi ivi previsti. Rivendichiamo tale confronto per fornire risposte alle carenze di personale che si
sono aggravate anche alla luce della apertura delle Case di Comunità e alla assegnazione delle risorse e la definizione di indirizzi per la contrattazione integrativa collettiva aziendale”.
AGGIORNAMENTO DELLE 19.28
LE OPPOSIZIONI IN CONSIGLIO REGIONALE – Alessandro Tomasi, portavoce dell’opposizione in Consiglio regionale della Toscana, ha detto a proposito dello stato
d’agitazione nella sanità proclamato da quattro sindacati: “Monni torni a ricoprire il ruolo
istituzionale nel rispetto di chi, quotidianamente, lavora per mandare avanti la sanità toscana”, oppure “si dimetta perché quello che ricopre è un ruolo istituzionale e non può decidere con chi stare al tavolo in base alle tessere di partito”. E ancora: “Incomprensibile il comportamento dell’assessore di fronte a
richieste legittime che riguardano l’organizzazione negli ospedali e l’applicazione di previsioni di legge”, accusa Tomasi, secondo cui “Monni confonde l’assessorato col partito. Se non vuole confrontarsi con questi professionisti, che tengono in piedi il sistema sanitario toscano, si dimetta”.
Diego Petrucci, consigliere regionale di FdI, componente della Commissione Sanità e vicepresidente del Consiglio regionale toscano, esprime solidarietà ai quattro sindacati in questione (Cisl-Fp, Fials, Nursind e Nursing Up): “A seguito delle audizioni che abbiamo tenuto in Commissione Sanità sul tema dell’indennità di Pronto Soccorso – dichiara in una nota – è emerso in modo solare come i diktat ideologici della Cgil stiano letteralmente pilotando l’assessorato. Siamo ostaggio di una sigla sindacale che, non avendo controfirmato il contratto nazionale del comparto, usa la Regione per boicottare l’intesa e impedire a migliaia di operatori di ricevere le quote aggiuntive in busta paga. E’ una vergogna: la Cgil fa politica sulla pelle del personale sanitario, e la finta sinistra toscana si presta a farle da scudo”.
