
Guerra in Iran, Trump: “Se non apre Hormuz li farò saltare in aria”. E gli inviati di Teheran abbandonano il tavolo svizzero

Avrà ragione sua nipote, studiosa della mente, quando afferma che Trump sarebbe troppo impulsivo? Sta di fatto che le sue dichiarazioni hanno fermato i negoziati in corso in Svizzera fra Usa e Iran, con la mediazione di Pakistan e Qatar, che fanno seguito alla firma del Memorandum d’Intesa fra Washington e Teheran.
Dopo le dichiarazioni di apertura del vicepresidente americano JD Vance, che aveva parlato di “progressi” e della volontà di “voltare pagina” nei rapporti, ed era anche stato filmato nella stessa stanza del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, l’ìntervento a gamba tesa del tycoon ha cambiato lo scenario.
La prima, e più pesante, affermazione di Trump è arrivata tramite Fox News alla quale il tycoon ha rivelato di aver parlato nella notte fra venerdì e sabato con rappresentanti iraniani avvertendoli di non chiudere lo Stretto di Hormuz. “Se lo chiudete, non avrete più un Paese, avrebbe detto Trump ai funzionari di Teheran minacciando di far “saltare in aria” l’Iran.
Nella stessa conversazione con l’emittente, il presidente americano ha aggiunto che gli Usa “se necessario” potrebbero prendere il controllo dello Stretto di Hormuz diventandone “l’Angelo Custode”. Successivamente Trump ha utilizzato il suo social media Truth per rincarare la dose in riferimento a quanto sta accadendo in Libano. Teheran “deve immediatamente impedire ai suoi miliziani ben pagati in Libano di causare problemi”, ha affermato minacciando di tornare a bombardare l’Iran “proprio come abbiamo fatto la settimana scorsa, solo più duramente”.
Secondo le ricostruzioni di fonti diplomatiche iraniane Teheran, come reazione, avrebbe prima inoltrato una protesta formale alla delegazione americana e, successivamente, avrebbe ritirato la propria dai tavolo negoziale. Una ricostruzione che però è stata smentita dalla parte americana.
A rispondere personalmente a quanto affermato da Trump è stato il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Ghalibaf. “È meglio” che gli Stati Uniti “stiano attenti alle loro dichiarazioni. Le nostre forze armate sono pronte a rispondere in un altro modo. Più parlano, più noi agiamo”, ha scritto sui social media.
Un botta e risposta che aumenta notevolmente il livello della tensione e fa passare in secondo piano gli incontri avvenuti a Burgenstock. Nei circa 80 minuti di incontro, avvenuto precedentemente alle esternazioni di Trump, secondo quanto riferito dal lato di Teheran gli argomenti trattati sarebbero stati i beni congelati e le sanzioni sul petrolio iraniano.
Il tema del nucleare non sarebbe invece stato oggetto degli incontri, nonostante in Svizzera sia presente anche il capo dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi, che gli iraniani non avrebbero voluto incontrare. Un altro tema spinoso e ancora apparentemente lontano dall’essere risolto è quello relativo al Libano. L’Iran ha ribadito che senza lo stop alla guerra nel Paese dei Cedri “non ci sarà nessun accordo” mentre da Israele il ministro della Difesa, Israel Katz, ha affermato che l’Idf “non si ritirerà” dalla cosiddetta ‘Zona di Sicurezza’ nel sud del Paese.
Anche Hezbollah ha confermato le sue posizioni. “La permanenza delle truppe israeliane sul territorio libanese è impossibile”, ha detto il suo leader Naim Qassem aggiungendo che Israele “è un aggressore e deve andarsene”. Sempre in merito al Libano il presidente americano non ha risparmiato critiche anche all’operato delle forze armate israeliane che – a suo dire – non sarebbero in grado di “fare nulla” e solamente di “abbattere edifici”. A tal proposito Trump avrebbe un’idea, ovvero quella di mettere il presidente siriano Ahmed al-Sharaa in condizione di intervenire nel Libano meridionale per combattere Hezbollah.
