Mondiali 2026 nel caos: respinto il ricorso del Belgio, Balogun giocherà. Calcio in rivolta contro Infantino e Trump

WASHINGTON – Gianni Infantino si schermisce: “La Fifa è indipendente”. Ma intanto l’organismo disciplinare ha tolto la squalifica al centravanti Usa Balogun che potrà scendere in campo contro il Belgio. Non basta: la federazione belga si è vista respingere il ricorso contro la revoca di quella squalifica per la quale Trump ha rivela apertamente di aver chiamato Infantino. Motivando la telefonata con questa frase: “Balogun non ha commesso un fallo da espulsione. Era una truffa tenerlo fuori”.
Ma da quando il presidente di un Paese può interferire sulla decisione di un organismo giudicante, nel calcio e non solo? Il mondo del calcio si schiera compatto contro l’organo che lo presiede. Un fatto senza precedenti, proprio come la decisione della Fifa di sospendere la squalifica. Una scelta che ha scatenato l’ira delle istituzioni calcistiche e non solo, e dietro la quale ci sarebbe stata una intensa attività di lobbying promossa dall’amministrazione del presidente Donald Trump. Secondo la ricostruzione della ‘Bild’ l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani avrebbe informato il tycoon dando il via a una campagna durata quattro giorni per ottenere la revoca della sanzione.
L’operazione avrebbe coinvolto, oltre ad Andrew Giuliani – capo della task force per la Coppa del Mondo alla Casa Bianca -, il segretario al Commercio Howard Lutnick, dirigenti della federazione calcistica statunitense e un team di avvocati incaricato di presentare ricorso alla Fifa. Trump nella giornata di giovedì ha avuto anche una conversazione telefonica con il numero uno della Fifa Gianni Infantino, indiscrezione confermata dai diretti interessati. “Ho solo chiesto un riesame delle decisione, non gli ho detto: ‘devi farlo’ – ha spiegato il presidente degli Stati Uniti – Credo che dobbiamo avere in campo tutti i giocatori migliori. Non puoi togliere i giocatori migliori”.
E secondo Trump senza Balogun il match “sarebbe stato truccato, come le elezioni” visto che agli occhi del tycoon “non era fallo” e l’arbitro “ha preso una decisione incredibile” ed “è un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato”. Il direttore di gara in questione, il brasiliano Raphael Claus, nel 2024 è finito tra i nomi esaminati dalla commissione parlamentare d’inchiesta brasiliana su presunte manipolazioni nel calcio. Claus, tuttavia, non è mai stato incriminato né accusato formalmente di combine e dall’inchiesta non sono emerse prove di un suo coinvolgimento in illeciti.
Il numero uno della Fifa in una nota ha cercato di minimizzare l’ingerenza della Casa Bianca confermando di parlare “regolarmente” con Trump “di questioni relative alla Coppa del Mondo”. Compresa in questo caso la vicenda Balogun. “Gli ho spiegato che era in corso un procedimento disciplinare che coinvolgeva organi giudiziari indipendenti della Fifa e che il caso sarebbe stato valutato a tempo debito dagli organi competenti. E’ così che funziona il sistema Fifa, ed è un principio che sosterrò sempre”, ha sottolineato Infantino, aggiungendo però di ricevere “telefonate da capi di Stato, funzionari governativi, figure di spicco del mondo del calcio e dirigenti di azienda di tutto il mondo su diverse questioni”.
Di fronte alle accuse arrivate a tutti i livelli, dall’Uefa (“ha oltrepassato un limite invalicabile”) passando per la Figc nelle parole del presidente Giovanni Malagò (“è un’assurdità dal sapore politico”) fino al numero uno della Federcalcio tedesca Bernd Neuendorf (“è in gioco la credibilità della Fifa”), Infantino ha provato a difendersi rivendicando l’indipendenza degli organi disciplinari della Fifa.
“Operano in autonomia, applicano il Codice Disciplinare Fifa e decidono i casi sulla base delle normative vigenti e dei fatti specifici che si presentano. La loro indipedenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio, e deve essere sempre rispettata – ha evidenziato l’avvocato svizzero provando a uscire dall’impasse – Leggo le decisioni del Comitato Disciplinare della Fifa quando vengono pubblicate. A volte ne sono sorpreso, a volte le condivido, a volte no. Ciò che faccio sempre, tuttavia, è rispettare tali decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che una decisione piaccia o meno personalmente è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e lo stato di diritto è ciò che protegge l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della Fifa in ogni momento”.
Intanto però il Comitato d’Appello dell’organo del calcio mondiale ha respinto il ricorso presentato dal Belgio, ritenendolo “inammissibile in quanto la Federazione calcistica belga non è parte del procedimento e, pertanto, non ha titolo per impugnare la decisione”.
