Campobasso, madre e figlia morte avvelenate, l’autopsia: “Non le avrebbe salvate nemmeno una diversa condotta sanitaria”

CAMPOBASSO – Un approccio diverso dei medici che ebbero in cura Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte nei giorni a ridosso di Natale 2025 a Pietracatella per sospetto avvelenamento da ricina, non avrebbe potuto impedire il decesso delle due donne a causa dell’elevata presenza del veleno. E’ quanto emerge dalla relazione del medico legale e dalle consulenze degli esperti incaricati dalla procura le prime verità sul giallo di Pietracatella.
La perizia sembra innanzitutto scagionare gli unici indagati: 3 camici bianchi del pronto soccorso di Campobasso e due della guardia medica di Campolieto. Potevano fare di più ma la quantità di veleno e la rapidità evolutiva del quadro clinico forse non avrebbero comunque salvato Sara e sua madre. L’avvelenamento tra il 23 e il 24 dicembre, si legge nella relazione. L’esposizione alla sostanza tossica per via orale: un alimento o una bevanda.
Molto più remota l’ipotesi di una iniezione. L’interrogativo più importante, però, rimane: quale mano abbia agito durante le feste di Natale mentre la famiglia Di Vita era a tavola. Nel filone sul duplice
omicidio al momento non ci sono indagati. La svolta potrebbe arrivare da Berlino, dai super esperti dell’istituto tedesco che stanno analizzando gli alimenti e gli oggetti prelevati nella casa dei Di
Vita a Pietracatella.
