Firenze, Teatro della Pergola: in scena Turandot con il finale ritrovato

FIRENZE – Ha debuttato al Teatro della Pergola di Firenze sabato 18 luglio 2026, in data unica, un allestimento della Turandot di Giacomo Puccini con una particolarità che lo rendeva davvero unico: per la prima volta veniva eseguito in pubblico il finale ricostruito dalla musicologa Deborah Burton in una ventina d’anni di lavoro sugli appunti autografi di Giacomo Puccini.
Puccini compose gran parte della sua ultima opera nello studio della sua villa di Viareggio; come noto, l’orchestrazione originale arriva fino alla scena della mort di Liù. Quando Puccini lasciò Viareggio alla volta di Bruxelles, dove avrebbe dovuto sperimentare cure innovative per il male che lo portò precocemente alla tomba, portò con sé una quantità di schizzi, appunti e frammenti musicali del finale mancante, con l’intento di lavorarci.
Il completamento dell’opera fu affidato al compositore Franco Alfano, che un po’ perché il materiale non gli arrivò tutto insieme, un po’ perché volutamente scartò quello che pensava che Puccini avrebbe scartato, non utilizzò tutti gli appunti.
È dunque sicuramente un esperimento molto interessante quello che si è ascoltato sabato scorso alla Pergola: un finale in cui i frammenti pucciniani sono stati utilizzati integralmente, nell’intento di avvicinarsi maggiormente all’ultimo pensiero musicale di Puccini.
Il finale Alfano, nella versione integrale o, più comunemente, in quella scorciata è stato fino a ora l’unico autorizzato da Ricordi, oltre a quello di Berio commissionato dallo stesso editore, per le rappresentazioni in pubblico. Per il lavoro della Burton l’autorizzazione è a tempo determinato: potrà andare in scena soltanto fino al 2028, il che rende l’esperienza di chi era in sala sabato scorso (un pubblico piuttosto folto, nonostante fosse un caldissimo sabato di luglio in città) ancora più preziosa, che si creda o meno alla possibilità di avvicinarsi a quello che Puccini avrebbe effettivamente licenziato se fosse riuscito a orchestrare l’opera e ad ascoltarne le prime prove: come noto, difatti, lui stesso non utilizzava tutte le sue prime scritture e non finiva di aggiustare, assistendo alle prove, fino alla prima e in qualche caso anche oltre. Ma l’interesse del lavoro della Burton (verificabile anche in alcuni articoli su rivista scientifica e su un volume uscito pochi mesi fa) resta molto alto.
Deborah Burton ha potuto lavorare su una quantità di materiale pucciniano più ampia rispetto a quella disponibile ad Alfano, includendo anche schizzi emersi solo in tempi recenti; nella sua ricostruzione il finale dura circa 17-20 minuti, contro i 10-12 minuti della seconda versione di Alfano (quella tagliata seguendo le indicazioni di Toscanini), e dedica maggiore spazio alla trasformazione interiore di Turandot dopo la morte di Liù.
Anche la messa in scena ha voluto essere filologica, ispirandosi per i costumi (ben realizzati da Paola Pilloni) a quello che hanno visto gli spettatori del 1926.
Il primo atto ha risentito un po’ degli assestamenti dell’ultimo momento, fra cui il cambio di bacchetta, passata a Stefano Seghedoni a due giorni dalla prima, e di Liù, con Lavinia Bini indisposta e sostituita all’ultimo momento da Eva Dorofeeva. Ma l’ingresso, all’inizio del secondo atto, dell’autorevole Turandot di Eunhee Maggio (che ha sostenuto il ruolo nel secondo cast al Festival del Maggio Musicale Fiorentino nel 2024 e lo farà ancora nel 2027 al Carlo Felice di Genova) ha impresso una svolta positiva allo spettacolo, che alla fine ha ricevuto molti applausi.
• Turandot — Eunhee Maggio
• Calaf / Principe Ignoto — Samuele Simoncini
• Liù — Eva Dorofeeva
• Timur — Paolo Pecchioli
• Ping — Nicolò Ayroldi
• Pong — Matteo Benvenuti
• Pang — Rocco Sharkey
• Imperatore Altoum — Claudio Sassetti
• Mandarino — Franco Rossi
• Principe di Persia — Leonardo Filidei
• Direttore d’orchestra — Stefano Seghedoni
• Regia — Mauro Pardini, Roberta Ceccotti
• Assistente alla regia — Lorenzo Lenzi
• Direttore del coro — Alessandro Cavallini
• Direttore della banda di palcoscenico — Massimo Annibali
• Coreografia — Ornella Cantini
• Scene — Orfeo in Scena
• Costumi — Mauro Pardini• Esecuzione sartoriale: Paola Pilloni
• Maestro collaboratore — Michela Spizzichino e Paolo Bernardi
• Orchestra — Domenico Scarlatti
• Coro — Corale Amedeo Bassi e Corale Giuseppe Verdi di Parma
• Coro delle voci bianche — “I Cantori di Burlamacco”, diretti da Susanna Altemura
• Direttore di produzione — Sandro Gori
• Finale dagli scritti inediti di Giacomo Puccini — a cura di Deborah Burton

