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Firenze, Teatro della Pergola: “Occidente Oriente”, l’11 settembre con le parole di Fallaci e Terzani

Occidente Oriente (ph. Filippo Manzini, diffusione uff. stampa)

FIRENZE – Domani, venerdì 11 settembre 2026, in doppia replica, alle ore 19 e alle ore 21, va in scena al Teatro della Pergola la prima nazionale di Occidente Oriente di Eugenio Nocciolini, a cura di Pier Paolo Pacini, con Beatrice Ceccherini e Sebastiano Spada. A 25 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, il lavoro prende le mosse dalle posizioni di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, sviluppatesi sulle pagine del «Corriere della Sera» dopo l’11 settembre 2001. Anche lo spazio partecipa alla costruzione dell’evento: per la prima volta il Foyer di Galleria accoglie uno spettacolo, creando una dimensione raccolta e ravvicinata per ripercorrere quella discussione pubblica.

Le posizioni dei due giornalisti fiorentini tornano a interrogare la contemporaneità attraverso alcuni nodi ancora attuali: il rapporto tra Occidente e Oriente, la paura, la guerra, il terrorismo, lo scontro e il dialogo tra culture. Il loro scambio diventa materia teatrale per rileggere una delle fratture decisive della storia recente e verificare quanto quelle domande siano ancora aperte. Gli scenari internazionali mutano, così come gli equilibri e le parole con cui proviamo a interpretarli, ma restano le ricadute sulle persone, sulle società e sul modo in cui guardiamo chi percepiamo come “altro”.

Dalle Note di regia di Pier Paolo Pacini: «L’11 settembre 2001 scosse l’Occidente, e in Italia quel trauma collettivo trovò voce nel celebre scontro intellettuale tra Oriana Fallaci e Tiziano Terzani: due visioni opposte del mondo, nate dalla reazione allo stesso orrore.

Testimone diretta dell’attentato dalla sua casa di New York, a poca distanza dal World Trade Center, Fallaci pubblicò sul «Corriere della Sera» il saggio La rabbia e l’orgoglio. Il suo testo fu un urlo senza filtri diplomatici, un “noi contro loro” in cui l’attacco di Al-Qaeda veniva letto non come terrorismo isolato, ma come l’avanguardia di una guerra di religione. Da ex corrispondente di guerra, Fallaci usò uno stile iperbolico e provocatorio, con generalizzazioni forti e privo di sfumature tra islam moderato e fondamentalismo. Il suo attacco mirava anche a scuotere un’Europa giudicata debole, rassegnata e pronta a svendere la propria identità laica e giudaico-cristiana in nome del politicamente corretto.

Dall’Himalaya, dove si era ritirato a vivere, Terzani rispose sempre sul «Corriere della Sera» con l’articolo Il sultano e San Francesco opponendo al grido della Fallaci un invito alla calma e alla riflessione. Anche lui veterano dei conflitti asiatici, Terzani era convinto che la violenza non si curasse con altra violenza e che rispondere alle bombe con le bombe alimentasse solo un ciclo infinito di dolore. Senza giustificare il terrorismo, ne cercava le cause storiche e sociali, rifiutando lo “scontro di civiltà” e proponendo empatia, dialogo e una profonda ricerca di ciò che accomuna gli esseri umani. 

A unire i due giornalisti c’era anche un dramma intimo: entrambi erano gravemente malati di cancro. La malattia divenne lo specchio delle loro anime. Per Fallaci fu una spinta ulteriore a combattere in difesa della propria civiltà; per Terzani si trasformò in un percorso di purificazione, distacco dall’ego e ricerca di pace interiore. 

Ancora oggi, quel dibattito resta un bivio filosofico: da un lato la cruda preveggenza rivendicata dai sostenitori di Fallaci, dall’altro il lucido manifesto di pace di Terzani.»

Ingresso libero, con prenotazione online al link https://tinyurl.com/occidenteoriente disponibilità in rapido esaurimento

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