Omicidio Chiara Poggi, Garlasco: la famiglia della ragazza non si costituirà parte civile contro Sempio

PAVIA – La famiglia di Chiara Poggi non si costituirà parte civile contro Sempio. “Perché ci dovremmo costituire parte civile? Chiedere soldi a Sempio sarebbe paradossale”, ha detto a LaPresse l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi.
Per il collega Gian Luigi Tizzoni, che rappresenta i genitori di Chiara Poggi, sono “valutazioni premature”, perché finché resterà esecutiva la sentenza a carico di Stasi sarebbe “come richiedere due volte un risarcimento per lo stesso reato”.
A oggi, ha ricordato, non c’è notizia nemmeno di una richiesta di revisione. Fuori dal tribunale di Pavia Tizzoni ha rivendicato la scelta della famiglia. “io credo alla verità accertata giudiziariamente con sentenze raggiunte dopo una decina d’anni di processo che hanno retto già due passaggi in Cassazione”, ha detto. Il legale ha definito “propaganda” sostenere che sui pedali della bicicletta di Stasi non ci sia il Dna di Chiara.
Davanti a “due estrazioni marcatamente positive con 16 aplotipi”, il risultato negativo dell’analisi del Ris del 20 settembre 2007 sarebbe dovuto a una macchina che “non ha dato nessun risultato”. E la difesa Stasi, secondo Tizzoni, di quell’accertamento sapeva: “La memoria scritta del professor Avato fa riferimento ad analisi svolte in sua assenza il giorno 20”. La famiglia, ha aggiunto, è “obiettivamente sconcertata” dalle indagini che hanno coinvolto i carabinieri.
Francesco Marchetto, ex comandante della stazione di Garlasco condannato in primo grado per falsa testimonianza, e l’ex colonnello Gennaro Cassese, indagato per false informazioni al Pm. “Mettetevi nei panni di questa famiglia, che ha sempre avuto rispetto per l’Arma. Obiettivamente la fiducia, credo che sia umano, un po’ viene meno”. Sulle analisi dei pedali è intervenuto anche Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma. “Temere un avviso di garanzia? No, ma assolutamente no”, ha detto a LaPresse. L’ex generale si è detto sicuro dell’onestà dei suoi collaboratori e ha escluso qualsiasi forzatura sui dati grezzi, consegnati alla procura lo scorso novembre dal capitano Marino.
Garofano ha anche respinto l’accusa di aver contribuito a mandare in carcere Stasi. “Noi abbiamo comunicato che su quei pedali c’era il Dna di Chiara, che quella traccia era con elevata probabilità sangue. Non abbiamo mai detto che fosse sangue”, ha spiegato. La convalida del fermo, ha ricordato, fu chiesta dal pubblico ministero e non dal Ris.
Dalla difesa di Sempio è arrivato invece il bilancio di Armando Palmegiani, consulente del collegio, che sui social ha tirato le somme del primo anno di incarico. Esporsi nei media, ha scritto, è servito “per evitare la mostrificazione del nostro assistito”, mentre il lavoro del collegio ha portato al caso “sicuramente molto raro” di un doppio 415 bis. “La prima parte è stata fatta, ora ci aspetta la seconda”, ha concluso Palmegiani.
