Strana giravolta di un'autorità che dovrebbe essere indipendente

Manovra: contrordine, l’ufficio parlamentare di bilancio ci ripensa e da l’ok al deficit-pil del 2,3%

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Aula Camera

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ROMA – Finalmente una notizia e un giudizio positivo per il governo dall’ufficio parlamentare di bilancio (Upb), forse ammonito nel frattempo ad essere più generoso con l’esecutivo. Il semaforo verde arriva dopo che l’esecutivo Renzi ha deciso di alzare per il 2017 il deficit-Pil dal 2% al 2,3% che dovrebbe consentire, secondo il governo, di conseguire una crescita del Pil dell’1%. Nella nota dell’Upb si legge che l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha completato l’esercizio di validazione del nuovo quadro macroeconomico pubblicato nel Documento Programmatico di Bilancio (Dpb), trasmesso dal ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). La procedura di validazione, che tiene conto dell’innalzamento dal 2% al 2,3% dell’obiettivo relativo al rapporto deficit/pil per il prossimo anno, ha dato esito positivo.

L’Autorità indipendente sui conti pubblici spiega di aver rielaborato le previsioni già formulate in occasione dell’audizione parlamentare sulla Nota di aggiornamento al Def che, allora, non avevano consentito al panel Upb (costituito da CER, Prometeia, Ref.Ricerche oltre che dall’Upb stesso) di considerare valido il quadro macroeconomico. Un po’ come avviene per l’Istat che, quando emette statistiche che non piacciono al premier è poi costretto a rimangiarsele e a correggerle per non turbare il manovratore.

Cosa che con un deficit-Pil al 2,3% viene invece superata. Per il 2017 si rilevano i comunque seguenti punti. La crescita del Pil 2017 (1 per cento) si colloca, a differenza del precedente quadro programmatico della Nota di aggiornamento al Def, nel range dei previsori UPB (0,8-1%), ma in prossimità del limite più alto di tali stime (nell’ambito di un intervallo che ha come valore centrale 0,9%).Quanto al raffronto programmatico (Dpb) – tendenziale (Nadef), la manovra netta (pari a sette decimi di punto di Pil, da 1,6 a 2,3% di indebitamento) produce, sull’impatto (cioè nell’anno di applicazione delle misure), una maggiore crescita di quattro decimi di punto. Tale scostamento tra Pil programmatico e tendenziale nel 2017 risulta nel range delle stime di impatto della manovra dei previsori Upb”.Per quel che concerne le componenti della domanda, la spinta maggiore nel 2017 proviene dalla domanda interna al netto delle scorte (con un contributo di 1,2 punti percentuali), a fronte di un apporto ancora negativo dell’export netto (per tre decimi di punto) e nullo delle scorte. Questa composizione della domanda è sostanzialmente simile a quella ipotizzata dai previsori Upb. Il contributo della domanda interna supposto nel Dpb si colloca, tuttavia, al limite superiore dell’intervallo dei previsori Upb. Deflatore del Pil e Pil nominale nel 2017 (pari rispettivamente del Pil e Pil nominale nel 2017 (pari rispettivamente a 1% e 2%) risultano nell’intervallo del panel UPB.

Un profluvio di parole e di cifre per spiegare al popolo che la prima valutazione era sbagliata e incompleta e che adesso tutto va ben madama la marchesa e il governo può proseguire per la sua strada. Che non può essere sbarrata da nessuna autorità, neppure quelle che finora si ritenevano indipendenti.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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