I paradossi elettorali

di Francesco Butini - - Lente d'Ingrandimento, Politica

Ci sono valide ragioni se ad esultare per i risultati del voto elettorale del febbraio 2013 sono solo i seguaci del Movimento 5 Stelle, a cui si debbono aggiungere a livello nazionale i vertici del Popolo della Libertà.

Per quanto riguarda i due maggiori partiti politici italiani, chi doveva agevolmente vincere non ha vinto e chi doveva sicuramente perdere non ha perso.

Due sembravano a priori le novità politiche della contesa elettorale: il movimento di Beppe Grillo e la lista di Mario Monti. Grillo ha elettoralmente vinto e Monti ha politicamente perso. In Italia e in Toscana.

Il Movimento 5 Stelle raccoglie in Toscana più di mezzo milione di voti, e diventa il secondo partito della regione dietro la corazzata (un po’ ammaccata, ma ancora a galla) del Partito Democratico. E’ il secondo partito a livello regionale, e lo è in tutte le province toscane.

Questo dato dovrebbe mitigare un po’ gli entusiasmi del Popolo della Libertà toscano. Se da un lato è più che legittima e comprensibile la soddisfazione di vedere che in Italia non è stato intonato il de profundis al partito nel quale c’è tuttora una militanza entusiasta, dall’altro vedere in Toscana che i voti al PdL sono diventati meno della metà di quelli del PD (a sua volta in marcato calo rispetto al 2008) non costituisce certo un rassicurante segnale a favore di una eventuale alternativa di governo in Toscana.

Scoprire oggi che i partiti della cosiddetta Seconda Repubblica sono in crisi è un po’ come scoprire l’acqua calda. E’ vero che il Partito Democratico nel 2013 ha perso in Toscana un quarto dei suoi elettori del 2008. Ma la metà dei toscani che nel 2008 avevano votato per la PdL, nel 2013 non lo hanno fatto più, e tre quarti di coloro che votarono UDC oggi non lo hanno fatto più.

Si pone un problema serio ai partiti in Toscana. Per alcuni è un problema di qualità del governo anche regionale e locale, per altri è un problema di efficacia nell’opposizione, per altri ancora potrebbe divenire un problema di sopravvivenza.

E se mai ci sarà un dibattito al loro interno e nella pubblica opinione su come e con chi immaginare una nuova prospettiva politica per la Toscana, questo non potrà che partire da Firenze. Che ha spodestato Siena dal gradino più alto delle province più rosse della Toscana.

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Istituto di studi politici "Renato Branzi"
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