Vaticano, quello strano legame fra Celestino V e Benedetto XVI

Benedetto XVI davanti alla teca di Celestino V
Benedetto XVI davanti alla teca di Celestino V
Benedetto XVI davanti alla teca di Celestino V

FIRENZE – Benedetto XVI ha recitato l’ultimo Angelus del suo pontificato domenica 24 febbraio davanti ad una moltitudine commossa di fedeli. Il giorno primo era cominciata la ricognizione sulle spoglie di Celestino V prelevate il 21 febbraio dalla Basilica di Collemaggio all’Aquila, dove Ratzinger era andato dopo il sisma del 2009 e aveva lasciato in dono il prezioso pallio, e portate in un luogo segreto.

Quest’anno inoltre ricorre il settecentesimo anniversario della canonizzazione del Papa santo. Figura controversa quella di Celestino V, al secolo Pietro Angelerio da Morrone, che fu posto da Dante nel girone degli Ignavi cioè coloro che vissero senza infamia e senza lode, per aver compiuto il gesto che il Sommo Poeta descriverà come “il gran rifiuto”, successivamente sarà lo scrittore abruzzese Ignazio Silone a rendergli omaggio nel romanzo “L’avventura di un povero cristiano”.

L'eremo di Celestino V
L’eremo di Celestino V

Pietro Angelerio da Morrone era un frate eremita con virtù taumaturgiche e folle di pellegrini si recavano in visita all’eremo a Segezzano, vicino a Sulmona, dove egli viveva in solitudine. Per sfuggire alla presenza assillante di gente che lo invocava abbandonò l’eremo e si rifugiò sulle vette della Maiella dove rimase per molti anni vivendo solo e in stato di perenne penitenza. La sua vita cambierà nel 1294 quando fu eletto Papa, senza per altro che egli avesse mai posto la sua candidatura, dopo poco più di due anni di sede vacante.

La figura di questo Papa mite rimase schiacciata da un groviglio di interessi politici: quelli di Carlo II d’Angiò da una parte e dall’altra quelli del cardinale Benedetto Caetani, quest’ultimo divenuto papa con il nome di Bonifacio VIII. Fu così che Celestino V rinunciò dopo pochi mesi, indisponibile ad ogni forma di corruzione, alla carica pontificia. Morì il 19 maggio del 1296 dopo dieci mesi di prigionia a Castel Fumone vicino Anagni, prigioniero proprio di Bonifacio VIII che spaventato all’idea che i suoi avversari convincessero Celestino V a tornare sul soglio pontificio destituendolo così dalla carica di Papa impedì al santo monaco di far ritorno al suo eremo.

Per dovere di cronaca bisogna dire che Bonifacio VIII portò il lutto per la morte di Celestino V, unico caso nella storia dei papi, e fece celebrare una messa pubblica in suffragio per la sua anima e fu proprio lui che iniziò il processo di canonizzazione portato a compimento da papa Clemente V nel 1313 su sollecitazione di Filippo il Bello re di Francia.

Celestino  V
Celestino V

In seguito, e precisamente nel 1630, Lelio Marini, Abate generale della congregazione dei Celestini denunciò l’assassinio di Pietro da Morrone per ordine di Bonifacio VIII.

Molti sostengono che non si possono fare confronti tra il gesto di Benedetto XVI e quello di Celestino V, Maurilio Guasco su famiglia Cristiana del 24/02/2013 scrive che “è troppa la differenza del contesto storico e soprattutto della situazione della Chiesa cattolica” ma se ciò è senza dubbio vero possiamo comunque affermare che entrambi hanno scelto spontaneamente di dimettersi e ambedue hanno avuto l’umiltà e il coraggio di riconoscere di non avere le forze per continuare a guidare la Chiesa e rinnovarla.

Conclave, papa

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