«La porti una toga a Firenze»

Ben cinquanta magistrati hanno presentato domanda per succedere al procuratore della repubblica di Firenze Giuseppe Quattrocchi, che a fine ottobre lascerà l’incarico per raggiunti limiti d’età. La sede fiorentina è molto appetita e la battaglia all’interno del Consiglio superiore della magistratura sarà perciò combattuta ad alto livello.

Nella nostra città le toghe hanno sempre fatto un ottimo lavoro. Negli ultimi anni l’amico Pino Quattrocchi, che siede sulla poltrona che fu di mio padre, ha dato impulso a molte inchieste che stanno procedendo a ritmo serrato, grazie  al lavoro dei suoi eccellenti sostituti. A Firenze infatti sono aperte indagini importanti sulle stragi di mafia del ’93; qui è nata l’inchiesta sulla cricca dei grandi appalti; qui sono in corso o si sono appena concluse indagini su numerosi abusi urbanistici, sui lavori al tunnel Tav, sulla corruzione nelle Ferrovie, sul colossale riciclaggio di oltre 4 miliardi contestato a imprenditori cinesi, sugli abusi sessuali ai danni di minori di cui è accusato il fondatore della comunità del Forteto, su un estesissimo giro di prostituzione. Senza dimenticare il procedimento in corso, con l’accusa di peculato, contro il fondatore dell’Istituto italiano di scienze umane (Sum), professor Aldo Schiavone.

Fra i numerosi aspiranti ci sono due fra i più noti esponenti della magistratura inquirente, i procuratori aggiunti di Milano Ilda Boccassini e Armando Spataro, che vantano un curriculum fatto di grandi inchieste su terrorismo, criminalità organizzata, pubblica amministrazione.

Ho incontrato  Ilda Boccassini nel 2007 quando,  prefetto di Padova, stavo seguendo gli sviluppi degli accertamenti della Digos su alcuni esponenti del centro popolare occupato Gramigna, sospettati di far parte delle Nuove Brigate Rosse. Le indagini, dirette nel più stretto riserbo dalla procura di Milano, erano affidate proprio alla Boccassini, che venne nella città del Santo a parlare con prefetto e questore (l’ottimo Alessandro Marangoni, poi divenuto vicecapo della Polizia). Mi colpì in quell’occasione la professionalità, la tenacia, la precisione con le quali la pm   riuscì ad ottenere il rinvio a giudizio e in seguito la condanna degli indagati. A suo merito debbo affermare, senza tema di smentita, che anche in quell’inchiesta aveva messo tutta la determinazione e  l’impegno che in altri casi sono stati interpretati come espressione di un suo presunto accanimento politico.

Ho conosciuto Armando Spataro non nelle aule di un tribunale ma su un campo di calcio, quando da prefetto-portiere della squadra “solidarietà Pavia”, composta dalle autorità cittadine, disputai a Vigevano un incontro, a scopi benefici, contro la Nazionale magistrati, nella quale si esibivano Grasso e Spataro. Successivamente ho avuto modo di apprezzare le decise prese di posizione del pm milanese in merito al caso di Cesare Battisti. Spataro è stato il pm che ha diretto le indagini che portarono alla condanna del terrorista assassino. Ebbene, di fronte alle spudorate dichiarazioni di Battisti, rifugiatosi in Brasile, Spataro affermò, fra l’altro, che Battisti non era un estremista perseguitato in Italia per le sue idee politiche, ma un criminale comune che commetteva rapine per motivi di lucro personale e che si era politicizzato in carcere.

Attendiamo con fiducia il verdetto del CSM, ma chiunque sia il prescelto non ho dubbi che sarà continuata la tradizione che ha sempre visto operare a Firenze procuratori di alto profilo umano e professionale.

giustizia


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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