Reazioni sul web del Comitato Vittime Sangue Infetto

Sangue infetto in Toscana: «Fare presto, il virus non aspetta»

di Sandro Addario - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Salute e benessere

Sangue

FIRENZE – Qualcosa non torna nella vicenda del sangue infetto da epatite C, scoperto recentemente in Toscana, proveniente da migliaia di donazioni. Se il plasma (la parte liquida del sangue) infetto è stato individuato e distrutto, che fine ha fatto la cosiddetta «parte corpuscolata» dello stesso sangue (globuli rossi e piastrine) che normalmente resta negli ospedali per essere utilizzata nelle trasfusioni d’urgenza?

È la domanda che si pongono il Comitato vittime sangue infetto (Cvsi) e Insieme per la tutela del malato (Itm) che attraverso il loro sito internet promettono battaglia. «Auspichiamo che accanto alla solita indagine interna venga avviata un’indagine della Procura della Repubblica» dice Andrea Spinetti esponente dei Radicali Italiani e uno dei coordinatori del comitato, che aggiunge su Facebook: «A chi sono andati i globuli rossi? Sono stati avvertiti i riceventi?».

I FATTI – Stiamo ai fatti. FirenzePost dà sabato 10 agosto la notizia che 2 lotti di plasma infetto con il virus dell’epatite C erano stati scoperti in Toscana e distrutti prima che fossero lavorati nell’industria dei plasmoderivati. Alcune ore dopo, una nota della Regione Toscana conferma la notizia, definisce l’evento «rarissimo» ma precisa che non sussiste «nessun pericolo di trasmissione del virus», in quanto  «i due lotti, tutti i prodotti e gli intermedi di lavorazione derivati sono stati identificati, bloccati e non sono stati utilizzati». La nota è ripresa dalle agenzie di stampa e da alcuni giornali nazionali.

Tutto si riferisce, precisa la stessa Regione, ad un lotto «raccolto in Toscana in aferesi» e l’altro «da plasma raccolto in Toscana e Friuli Venezia Giulia da sangue intero».  In tutto, e la stima è per difetto, almeno 11 mila donatori toscani coinvolti, secondo le ultime notizie di stampa non smentite.

PLASMA E GLOBULI ROSSI  – Aferesi significa in pratica prelevare «solo» il plasma da un donatore e «restituirgli» la propria componente di globuli rossi, bianchi e piastrine, che restano dunque nel suo organismo. Prelevare «sangue intero» significa al contrario prelevargli tutte le componenti del sangue: una parte (il plasma) andrà all’industria biofarmaceutica per produrre emoderivati, l’altra resta in ospedale per le trasfusioni. Durata massima di conservazione per i globuli rossi: 42 giorni. Per le piastrine, massimo 5 giorni. I globuli bianchi non vengono trasfusi, costituendo una sorta di «scarto di lavorazione». Scaduti questi termini le scorte sono inutilizzabili e vanno distrutte. Ma prima, il tempo di usarli per le trasfusioni c’è tutto. Tanto più che, come sembra, le prime donazioni «a rischio contagio» risalgono alla fine del 2011.

Il punto più importante è proprio questo. Finora si è parlato di plasma, ma su globuli rossi e piastrine il silenzio sembra totale. Se è vero – come viene sostenuto – che il plasma è stato bloccato, altrettanto non si dice dei cosiddetti «rossi». E in questo campo nulla va dato per sottinteso o per scontato.

INDAGINE EPIDEMIOLOGICA  – Piuttosto che correre (ora) a ricercare gli 11000 donatori coinvolti – come sembra voglia fare la Regione – per individuarne qualcuno infetto, magari a sua insaputa, servirebbe una più sollecita indagine epidemiologica sulle persone che hanno avuto trasfusioni di globuli rossi o da piastrine per verificare se disgraziatamente sono rimasti infettati da Epatite C.  Il numero delle persone «trasfuse» è sicuramente ben più ristretto degli 11mila donatori e di più facile accertamento. In pratica si cerca il «colpevole» quando è altrettanto – e forse più – urgente trovare l’eventuale «vittima».

Se il test di controllo specifico (l’ HCV-RNA) ad una persona trasfusa risultasse positivo vuol dire che il virus si sta replicando e che quindi è in corso un’infezione. Necessario che questo test sia fatto al più presto, proprio per evitare che l’infezione diventi cronica e possa evolversi verso patologie gravi come ad esempio la cirrosi epatica. Quest’ultima, che costituisce la fase terminale della compromissione del fegato, è compresa tra le prime dieci cause di morte nel mondo occidentale.

LE DATE  – Sempre da notizie di stampa non smentite, la scoperta del plasma infetto da Epatite C sarebbe avvenuta circa tre mesi fa durante un controllo presso l’industria biofarmaceutica che doveva utilizzarlo per la produzione di emoderivati. «Devono fare chiarezza anche su questo – tuona Spinetti – perché non è possibile che si muovano solo ora, dopo che la notizia è uscita sui giornali. Il virus purtroppo non aspetta».

CONFLITTO D’INTERESSE – La Regione ha comunicato di aver «insediato uno specifico gruppo di lavoro per la gestione dell’evento», che sta lavorando per risalire alle cause dell’infezione. Ma – salvo prova contraria – si tratta di un’indagine «interna», costituita nell’ambito degli stessi soggetti preposti al controllo del regolare andamento della rete trasfusionale regionale. Quello che non va affatto giù al Comitato Vittime Sangue Infetto che già parla apertamente di «conflitto d’interesse perché controllore coincide con controllato».

 

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Sandro Addario

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Giornalista
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