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Il sasso di Dante

Il Sasso di Dante Alighieri

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In Piazza del Duomo a Firenze, in basso alla facciata di una casa posta fra Piazza delle Pallottole (nome derivato dal gioco delle bocce che qui, un tempo, si svolgeva) e via dello Studio (toponimo originato dall’antica Università fiorentina, istituita nel 1321, chiamata appunto «Lo Studio»), si trova tra due negozi contrassegnati con i numeri 54 e 55 rossi, una lapide ottocentesca di marmo rosa con cornice liscia di marmo grigio, con la scritta Sasso di Dante.

Il sasso di Dante
Il sasso di Dante

Tale targa fu posta a ricordo del luogo dove Dante Alighieri, prima dell’esilio, soleva sedersi su un grande masso ad osservare i lavori di fondazione della Cattedrale. Si narra a testimonianza dell’eccezionale memoria del sommo poeta, che un giorno, verso l’ora del pasto di mezzogiorno detto allora «desinare» e ora nobilitato a «pranzo», mentre se ne stava tranquillo come una noce nel guscio, seduto ed assorto nelle proprie meditazioni sul solito sasso «col pensier volto alle sue leggiadre poesie», passasse di lì un suo conoscente che gli chiese a bruciapelo: «O Dante, qual è il cibo che più ti piace?». Telegrafica fu la risposta: «l’ovo».

Trascorse molto tempo, un anno o forse più, quando lo stesso tizio ripassò di lì e ritrovando il poeta a frescheggiare seduto sul sasso, sicuro di coglierlo alla sprovvista gli disse: «Con che cosa?». E Dante senza scomporsi: «con il sale». Memoria eccezionale!

Ma il detto che star seduti sulla nuda pietra, poteva essere dannoso alla salute e al vestito, l’avrà conosciuto Dante? Probabilmente no, perché ciò recitava: «Chi siede sulla pietra fa tre danni: infredda, diaccia il culo e guasta i panni».

 

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Dal libro di Luciano e Ricciardo Artusi «A occhio e croce» – Passo dopo passo curiosando in piazza del Duomo – Firenze Leonardo Edizioni 2013. Per gentile concessione dell’Editore.
 

Storia di Firenze, tradizioni


Luciano Artusi


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