30 novembre, a Firenze il «Biancone» sarà rosso

Festa della Toscana, ecco il calendario

di Niccolò Di Pietro - - Eventi

Palazzo Panciatichi a Firenze

Palazzo Panciatichi a Firenze

FIRENZE – Tutto pronto per la festa della Toscana edizione 2013. Sabato 30 novembre si celebra la ricorrenza per la quattordicesima volta e le iniziative non mancano.

Si parte dalla proposta del Consiglio regionale chiamata «Palazzo Aperto». A Firenze, dalle 11 alle 22 sarà un susseguirsi di eventi nei tre palazzi storici di via Cavour: palazzo Panciatichi (via Cavour 2), palazzo Capponi-Covoni (via Cavour 4) e palazzo Bastogi (via Cavour 18). Per il link al programma dettagliato delle iniziative di “Palazzo Aperto” clicca qui.

Risposta forte dalle altre province toscane e da numerosi comuni. Ecco il programma completo, dal sito della Regione Toscana.

Anche i monumenti «parleranno»: a Firenze il Nettuno di piazza della Signoria, meglio conosciuto come Biancone, si tingerà di rosso. Come anche la facciata di palazzo Medici Riccardi (via Cavour 3). A Signa (FI ) sarà illuminato di rosso il palazzo comunale. È «Città per la vita», iniziativa della Comunità di sant’Egidio per dire no alla pena di morte. Parteciperanno anche i comuni di Certaldo e Vicchio (FI) e le adesioni al progetto continuano.

Il tema che il Consiglio regionale propone per quest’anno è «Una comunità: le mille voci della Toscana». Uno sguardo alle diversità che arricchiscono la regione. Senza dimenticare la crisi: l’antidoto sta «nella capacità del tessuto sociale di farsi comunità», scrive Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale.

Un tema che sviluppa quello delle due precedenti edizioni: «Una storia, tante diversità».

La festa della Toscana viene istituita nel 2001, per celebrare la «ricorrenza dell’abolizione della pena di morte avvenuta il 30 novembre 1786 ad opera del granduca di Toscana». È quanto si apprende dall’articolo 1 della legge regionale 26/2001. Questo il testo della legge di riforma criminale con cui Pietro Leopoldo abolì la pena di morte, non adatta «alla maggior dolcezza e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano».

 

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