Teatro gremito e molti applausi per la versione dark

Gassmann, debutta con successo il suo «Riccardo III»

Riccardo III
Gassmann in Riccardo III
Gassmann in Riccardo III

FIRENZE – Ha debuttato ieri al Teatro della Pergola il «Riccardo III» con la regia e l’interpretazione di Alessandro Gassmann, nella versione e adattamento di Vitaliano Trevisan. Molto intelligente e direi pure astuta la scelta di una lettura sopra le righe, talmente grottesca e dark da essere paragonabile più a un film di Tim Burton che alle versioni teatrali precedenti del dramma shakesperiano, col che Alessandro Gassmann ha tra l’altro scongiurato il rischio di confronti con l’interpretazione del padre Vittorio (1968, regia di Luca Ronconi).

Un che di cinematografico lo davano anche le scene, decisamente belle, e l’uso delle luci, con diversi effetti quasi da grande schermo specie nelle scene finali (oltre che nell’uscita degli attori coi nomi proettati a mo’ di “titoli di coda” dopo lo spettacolo; ottimo sistema per prolungare gli applausi, fra l’altro). La parziale attualizzazione, non limitata solo ai costumi ma estesa al registro linguistico, ha avuto a parer mio la mano un po’ troppo pesante col personaggio di Hastings che, semplicemente ottuso nell’originale, qui diviene triviale e sboccato, nell’evidente tentativo di strappare qualche risata facile; ad ogni modo, è nel complesso riuscita l’operazione di evidenziare anche i lati quasi comici di questo noir d’antan.

Gigioneggia al punto giusto il bell’Alessando, che, come dimostrato dal prevalere degli accenti femminili nei “bravo” a fine recita, neanche nei panni del deforme Riccardo, gobbo, sciancato e con un braccio morto, riesce a perdere le sue attrattive, del resto accentuate dal suo giganteggiare in un cast costituito ad arte da attori che gli arrivassero tutt’al più alla spalla. Naturalmente la scelta, negli intenti dichiarati, non è narcisistica, ma funzionale alla costruzione di personaggio non tanto deforme, ma fuor di misura, un gigante goffo, sfrontato e anche sofferente, nella sua malvagità; le deformità da evidenziare, semmai, sarebbero quella congenite dell’animo umano.

Per chi volesse saperne di più dagli stessi protagonisti, giovedì 6 febbraio Alessandro Gassmann e la compagnia incontrano il pubblico alla Pergola, in sala grande (ore 18, ingresso libero).

prosa, Teatro, Teatro della Pergola

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