Incidenti e bandiere bruciate a Rio, San Paolo, Recife

Mondiali 2014, per il Brasile è sciagura nazionale. La straripante Germania (1-7) va in finale e fa piangere un intero Paese

di Paulo Soares - - Cronaca, Sport

L'esultanza di Thomas Muller dopo il suo gol

L’esultanza di Thomas Muller dopo il  primo gol tedesco

BELO HORIZONTE – L’8 luglio 2014 passerà alla storia del Brasile come uno dei giorni più funesti. Mai la Seleçao aveva perso una partita 7-1. Se aggiungiamo che era la semifinale del secondo mondiale fatto in casa possiamo dedurre che si tratti di un vero e proprio lutto nazionale. Ancor più tremendo della sconfitta del 16 luglio 1950, quando i brasiliani furono battuti 2-1 dall’Uruguay. Mentre scriviamo arrivano notizie di scontri per le strade fra tifosi delusi e polizia. A Copacabana e a San Paolo si bruciano le bandiere brasiliane. Si parla anche di forti risvolti politici: si dice siano ridotte al lumicino le possibilità di conferma della presidente Dilma Roussef alle elezioni d’autunno.

La Germania è apparsa vera panzer division: un rullo compressore che ha cominciato a macinare gioco e gol fin dall’inizio. La goleada è maturata grazie alle reti segnate nel primo tempo da Muller (11′), Klose (23′), Kross (25′ e 26′) e Khedira (29′) e, nella ripresa, da Schurrle (24′ e 34′). Di Oscar, allo scadere, il gol della ‘bandiera’. Klose, con la sua 16esima rete in una rassegna iridata, firma il nuovo record. Oggi, alle 22 italiane, la seconda semifinale tra Argentina e Olanda.

Ma l’esito di questa partita è qualcosa che va al di là del risultato. Inutile sottolineare le assenze di Neymar e di Thiago Silva. Scolari e i giocatori, a cominciare da Julio Cesar, Marcelo e Oscar, chiedono scusa all’intero Paese. Per il Brasile si tratta di una disfatta che, come detto, avrà ripercussioni sulla vita economica e sociale del Paese. Una parte dei brasiliani non voleva questo Mondiale, aveva manifestato e provocato disordini per le forti spese sostenute con i soldi del bilancio nazionale. E tutto questo malumore, ora, è amplificato da una sconfitta sul campo che il Brasile non riesce ad accettare.

Già alla fine del primo tempo, sullo 0-5, i 200 milioni di tifosi della ‘Selecao’ erano finiti nel panico. Pianti, cori di disapprovazione, fischi, insulti all’indirizzo del ct Luiz Felipe Scolari e della presidente della Repubblica, Dilma Rousseff.  Nel ‘Mineirao’ di Belo Horizonte c’è stato chi ha abbandonando le tribune e chi, per rabbia e frustrazione, ha provocato il confronto fisico con altri spettatori, o ha preso a calci tutto quello che gli si è presentato davanti. Tre tifosi sono stati fermati dalla polizia dopo aver dato vita a una scazzottata. Un uomo è stato invece arrestato per danni al patrimonio, mentre una donna, svenuta, è stata portata via dai paramedici.

Animi surriscaldati in tutte le regioni del gigante sudamericano, come detto a Rio, sulla spiaggia diCopacabana, a Recife, nella cui sede della Fifa si registrati i primi tumulti. Fortunatamente non ci sono i suicidi del ‘Maracanazo’, la tragedia nazionale del 1950 per la sconfitta con l’Uruguay. Ma questa partita resterà come una ferita profonda nella carne viva dei brasiliani e nella storia del Brasile.

 

 

 

 

 

 

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Paulo Soares

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