A1 Variante di valico: davanti a Renzi caduto l’ultimo diaframma. La nuova autostrada Firenze-Bologna pronta (forse) per l’estate 2015 (VIDEO)

L'ultimo diaframma della galleria Val d Sambro della Variante di valico nel tratto autostradale Firenze-Bologna
L’ultimo diaframma della galleria Val d Sambro della Variante di valico nel tratto autostradale Firenze-Bologna

SAN BENEDETTO VAL DI SAMBRO – L’ultimo diaframma della galleria Val di Sambro è caduto poco dopo le 13 di oggi, 8 dicembre, davanti al premier, Matteo Renzi che, è vero, era bambino (aveva 7 anni) nel 1982 quando nacquero l’idea e il primo progetto della Variante di valico, ossia il raddoppio del tratto Bologna-Firenze dell’autostrada del Sole, firmato dall’architetto Pier Luigi Spadolini, fratello del senatore Giovanni, allora presidente del consiglio.

Guarda il video della variante di valico

32 ANNI – Ci sono voluti 32 anni, passati soprattutto a scrivere carte, ricorsi e controricorsi, prima di vedere cadere l’ultimo pezzo di roccia. Ma per poter percorrere completamente i 59 chilometri del nuovo tracciato, da Sasso Marconi a Barberino di Mugello,  attraverso 23 viadotti e 22 gallerie, bisognerà aspettare la fine dei lavori, sulla quale pesano due incertezze: le lentezze di una burocrazia che nemmeno lo Sblocca Italia di Renzi sembra riuscire a sgominare e altre pendenze davanti ai giudici. Chi firma quest’articolo ne ha già scritti un migliaio, o forse più, in 32 anni, e ha assistito, allora nelle vesti d’inviato de “La Nazione”, a svariati vertici e conferenze dei servizi, a Roma: fin dai tempi in cui presidenti del consiglio erano Spadolini, ma poi Bettino Craxi, Ciriaco De Mita, Giulio Andreotti. Sempre si diceva che la Variante di valico sarebbe stata avviata e conclusa di lì a pochi anni. Diventati decenni. Finchè, nel 2001, il raddoppio della Bologna-Firenze, autostrada fra le più accidentate e pericolose d’Europa, apparve sepolta sotto una montagna di carte. Forse soffocata per sempre. Poi, faticosamente, ma grazie alla caparbietà dell’ingegner Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade, e del suo staff, il progetto è ripartito. Nel 2006 l’ultima autorizzazione. Quindi via ai cantieri. Autostrade per l’Italia non lo dice ufficialmente, ma sogna di aprire la Variante di valico a fine luglio 2015, prima delle vacanze, in modo da offrire un Appennino valicabile senza code per esodo e controesodo. E, come ha detto argutamente Renzi, senza più timore di far vomitare i bambini. Il prossimo dovrebbe essere l’ultimo Natale con i conati dei pargoli legati ai seggiolini posteriori delle macchine. Già, dovrebbe…

VANTAGGI – La Variante di valico ha molti vantaggi: limita i disagi della neve d’inverno e i banchi di nebbia non solo perché è costruita a una quota più bassa rispetto al vecchio tracciato, ma soprattutto perché quasi 29 chilometri corrono in gallerie di ultima generazione, che non temono confronti con quella del Canale della Manica o dei più arditi trafori d’Europa e del mondo. Isoradio non dovrebbe più annunciare “code in Appennino”. Anche perché resterà in esercizio il vecchio percorso, come succede ora nel tratto fra Firenze sud e Firenze nord: prima dell’Impruneta si può decidere a piacere se andare a destra, con possibilità di uscita, oppure se imboccare l’arteria di sinistra che punta dritta verso Bologna.

DIAFRAMMA – Il problema? Come ha detto l’ingegner Castellucci prima di cedere la parola a Renzi nella galleria Val di Sambro piena di operai festanti (ma anche preoccupati, e vedremo perché…) le lentezze di un sistema Italia non più tollerabili. Potrebbe essere finita, la Variante di valico, prima dell’esodo 2015, ma resta da vedere quali ostacoli e quali intoppi si frapporranno al completamento di un’opera che, realmente, potrebbe ridare una vera spinta alla ripresa del Paese. Renzi, naturalmente, è andato a nozze parlando contro la cultura del piagnisteo: “Non bisogna cedere a questa cultura piagnona e a chi dice che in Italia non abbiamo più niente, che ci hanno portato via tutto. Invece abbiamo aziende, realtà, capaci di fare cose uniche al mondo. L’Italia è un Paese che agli occhi di tanti  sta in galleria, in un tunnel, ma che ha eccellenze straordinarie. Io sto diventando una sorta di motivatore perché vorrei raccontare quanto è importante il lavoro che stiamo svolgendo”.

CRAVATTA – Quindi la risposta ai lavoratori che, alla festa per l’abbattimento dell’ultimo diaframma, accompagnano la preoccupazione di restare disoccupati. Hanno consegnato una lettera al premier. Che ha risposto: “Tutti noi siamo impegnati perché, da lunedì i lavoratori abbiano delle nuove opportunità: con lo ‘Sblocca Italia’ vogliamo impedire che le opere siano ferme per colpa di sua maestà la burocrazia”. Dopo la caduta dell’ultimo diaframma roccioso, il taglio della cravatta per il presidente Renzi. Che prima aveva guidato personalmente il Suv da Barberino a San Benedetto Val di Sambro per saggiare i nuovi tratti della Variante già percorribili e che poi si è sottoposto di buon grado al rito caro a maestranze e tecnici perché, ha spiegato,la cravatta da tagliare non era la sua ma quella prestata dall’ingegner Castellucci, numero uno di  Autostrade per l’Italia. Caschetto da operaio ben calcato sulla testa e giacca di  nylon gialla, il premier è salito sul cumulo di terra del diaframma appena abbattuto per abbracciare gli operai che entravano nella Val di Sambro  dal lato “toscano” della galleria. Un tecnico gli ha detto: “Presidente spero di poterla abbracciare per l’inaugurazione della Variante di valico. Non tanto per le sue fortune politiche quanto per evitare di dover aspettare chissà quanti altri presidenti del consiglio, o di essere addirittura in pensione, quando questa nuova autostrada sarà finita”. Non ha torto: da Spadolini a Renzi, la Variante ne ha … variati tanti di premier.

 

Autostrade per l'Italia, variante di valico


Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
Scrivi al Direttore

Commento

  • Alla fine degli anni venti per realizzare l’autostrada Firenze-Mare, impiegarono meno di quattro anni; non ritengo pertanto adatto, attualmente, il trionfalismo per un’opera costruita in decenni.
    Tutte le opere pubbliche in corso di realizzazzione nella nostra Toscana, vanno avanti a rilento: vedi Grosseto-Fano e messa in sicurezza dell’Arno, tanto per citarne due sole e non fare una lista che riempirebbe lo schermo.
    Personalmente sento un senso di pena e tristezza, come quando sono venuto a sapere di come è stato basato il muro di cemento sulla riva del torrente Carrione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Firenze Post è una testata on line edita da Toscana Comunicazione srl
Registro Operatori della Comunicazione n° 23080