In Italia rischiamo di ripetere l'esperienza drammatica delle banlieues francesi

Periferie in fiamme: le rivolte popolari sono un pericolosissimo segnale d’allarme

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Roma. Tor Sapienza

Roma, Tor Sapienza

I recenti episodi di occupazioni abusive e di rivolte popolari a Roma, Milano e Torino, pur parzialmente diversi tra loro, hanno evidenziato il disagio che comincia a esplodere nelle periferie delle grandi agglomerazioni urbane. La presenza massiccia di rom, extracomunitari, presunti profughi e rifugiati è stata al centro della protesta di una popolazione esasperata dal degrado, dalla mancanza di servizi, dall’assenza delle autorità. Firenze, per fortuna, sembra ancora immune da questo tipo di proteste. Ci sono stati alcuni segnali nella zona di Novoli, per la presenza rilevante di immigrati e rom, si è registrata una sola occupazione abusiva di un alloggio temporaneamente abbandonato dal proprietario, ma le istituzioni hanno subito reagito a tutela della legalità e della civile convivenza. Altrove invece i fenomeni hanno rischiato di degenerare, soprattutto a Milano e nella Capitale.

RENZI – Se n’è accorto anche il premier, Matteo Renzi, che a tal proposito, parlando di fenomeni di mancata o difficile integrazione, ha dichiarato: «La xenofobia riguarda le nostre periferie. Vale per le banlieue francesi e preoccupa anche in Italia: il governo delle periferie è un grande tema, non possiamo lasciarle sole ma il problema non si risolve facendo propaganda anti immigrati ma facendo delle periferie il luogo di ripartenza». Belle parole, attendiamo i fatti.

BANLIEUES – La memoria in effetti va al 2005, quando da Clichy sur Bois, in Francia, nacque la scintilla della rivolta delle banlieues che incendiò Parigi e le altre grandi città d’oltralpe. A protestare allora furono giovani magrebini abitanti delle periferie che, pur essendo francesi di terza generazione, si sentivano dimenticati dallo Stato e si sfogarono protestando contro le istituzioni.

TORINO – Quando ero prefetto di Torino, nel 2009, avevo spesso contatti con i prefetti francesi per via della Tav Torino-Lione, e chiesi al collega prefetto di Lione, in visita spesso a Torino, un parere in merito alla possibilità che l’incendio francese divampasse anche in Italia. Convenimmo allora che le condizioni non ci sembravano simili, ma che le istituzioni italiane dovevano vigilare perché, a lungo andare, potevano verificarsi i presupposti per il sorgere del fenomeno. Anche a Torino, già a quell’epoca, vi erano proteste popolari contro la concentrazione in alcune zone di extracomunitari, profughi e zingari, ma con l’intervento di prefettura, comune e delle associazioni di volontariato riuscimmo a tener sotto controllo la situazione provvedendo a distribuire sul territorio una parte dei migranti e a ospitarne altri in una caserma vuota.

TOSCANA – Ricordo anche che, nel 2011, nel pieno dell’emergenza sbarchi a Lampedusa, la Toscana si assunse l’onere di accogliere moltissimi profughi o rifugiati (pretesi), ma il piano di distribuzione in piccoli gruppi in molte località del territorio, concordato dalle prefetture con la regione, i comuni e le Associazioni di volontariato, ci permise di assorbire l’ingresso di tante persone senza particolari traumi.

SOLUZIONI – Per scongiurare questi pericoli si consiglia normalmente di agire attraverso interventi costanti di riqualificazione del territorio, di ridurre la concentrazione di immigrati, di promuovere l’osservanza delle regole da parte di tutti coloro che vivono su un determinato territorio. In molti casi invece le periferie non sono state riqualificate, anzi, i servizi sono quasi inesistenti, la concentrazione dei migranti è aumentata così come la loro tendenza a non rispettare le regole che la nostra collettività si è imposta. Perciò i cittadini alla lunga hanno avuto talvolta una reazione di rigetto, rimproverando alle istituzioni locali e alle associazioni che si preoccupano dell’assistenza un eccesso di buonismo unilaterale a favore degli immigrati.

PERIFERIE – A queste situazioni recentemente si sono assommate altre vicende che hanno posto, in molte periferie, persone in stato di disagio le une contro le altre. Il recentissimo fenomeno delle occupazioni lampo di abitazioni popolari temporaneamente abbandonate dai legittimi titolari ne è un esempio eclatante. Si tratta di un fenomeno che deve essere subito stroncato, senza tentare, come ha fatto impropriamente il prefetto di Milano, di cercare scuse di carattere sociologico. La legalità va fatta rispettare, soprattutto quando il soggetto colpito, come in questi casi, è una persona debole.

ROMA – I fatti di Roma, la protesta del popolo di Tor Sapienza contro la troppo massicia presenza di cittadini extracomunitari sono stati il primo esempio eclatante, che rischia di estendersi anche ad altre zone della stessa capitale (ad esempio adesso si protesta all’Infernetto), così come ad altre città. E sulla protesta molti soffiano per lucrare un vantaggio politico, da una parte e dall’altra.

FIRENZE – A Firenze, come abbiamo già rilevato, le istituzioni hanno finora controllato con buon senso la situazione. La protesta limitata attuata nel quartiere di Novoli per l’occupazione di un albergo è stata subito tacitata dall’intervento intelligente delle autorità. Così come è stata generalmente negativa la reazione unanime per la prima occupazione lampo di un edificio di case popolari alle Piagge. Anche in tal caso le Istituzioni (prefettura, forze dell’ordine e comune) si sono subito attivate per evitare il ripetersi del fenomeno.

Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di tutelare al massimo la legalità e di guardare anche al disagio sociale, senza arrivare al punto però di privilegiare chi agisce con la sopraffazione di diritti altrui, accampando giustificazioni di carattere ideologico o sociale. E anche la magistratura in questi casi deve fare celermente la sua parte, senza seguire i ritmi lenti a cui ci ha abituato la giustizia.

 

 

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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Commenti (1)

  • giancarlo rossi

    |

    ” E anche la magistratura in questi casi deve fare celermente la sua parte, senza seguire i ritmi lenti a cui ci ha abituato la giustizia. ”
    PAROLE SANTE !

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