MPS: arriva Bank of China? Monaci: «Salviamo la senesità del Monte. Renzi e Draghi hanno ripreso una mia antica proposta»

La Fondazione Mps a Siena
La Fondazione Mps a Siena

Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale, senese e gran difensore della senesità e della toscanità: che cosa ne pensa dell’idea, attribuita al duo Renzi – Draghi, di un intervento sostanziale di modifica della natura delle banche popolari? Si dice che sia lo strumento necessario per salvare il Monte dei Paschi, magari anche dall’arrivo di Bank of China o di altri colossi mondiali?

Con la questione ho una certa confidenza. Nel sito internet storico della Camera dei Deputati è rintracciabile una mia proposta di legge del luglio 1990 (n. 5013,) che obbligava la banche popolari presenti nei mercati regolamentati ad abbandonare la clausola di gradimento per i nuovi soci e a superare il voto capitario in favore di un sistema che fotografasse l’esatta distribuzione del capitale, ferma restando la tutela della peculiarità mutualistica di quegli istituti di credito. Era un provvedimento che, inoltre, rafforzava la capacità di controllo sulla loro attività da parte degli organi di vigilanza, Consob compresa.

Alberto Monaci
Alberto Monaci, senese,presidente del Consiglio regionale della Toscana

Dunque, è d’accordo…

Ho il difetto della coerenza. Quindi sì: naturalmente se l’obiettivo è la maturazione del sistema bancario italiano. Se l’idea risponde invece solo all’esigenza di favorire alcune operazioni di aggregazione forzata, vedo il rischio di una ricaduta negli errori del passato.

Si riferisce all’ipotesi Ubi – Mps? Di quali errori parla?

Mps è in grave difficoltà. Non lo dico io: lo dicono la Borsa, con i risultati del titolo nell’ultimo triennio, e la BCE coi suoi stress-test. Occorre prendere atto dell’insuccesso di questo management, e cercare di portare al capezzale nuovi medici motivati. Auspico che la Fondazione, coi soci del patto, vada in questa direzione. Aggregazioni a tavolino rischiano di replicare le fusioni a freddo come Antonveneta, costata 19 miliardi coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Si porti a Siena un management realmente motivato nel rilancio della quarta banca italiana attraverso la valorizzazione delle specificità che le hanno consentito di essere banca dal 1472 fino alla gestione Mussari.

La sua sembra l’intemerata del senese doc, ligio al campanile …

Non è così. La Toscana rappresenta una delle prime economie del Paese, tiene nelle esportazioni e nel turismo anche in questa maledetta crisi. C’è un’economia che ha resistito meglio di altre a questa drammatica fase, non c’è una banca di riferimento. Le banche in salute hanno teste altrove, la testa del Monte è sol fisicamente a Siena, appaltata da Ceccuzzi prima e da Valentini poi, a ‘foresti’ che pensano globale, senza rendersi conto che è il locale ad avere bisogno di una banca che sostenga le imprese e le famiglie, dando fiducia e dunque riacquistando la fiducia dei risparmiatori.

È il pensiero della Regione?

E’ il pensiero di Alberto Monaci. E, ne sono convinto, è anche il pensiero di tanti senesi e toscani. Quanto alla Regione, al suo massimo vertice mi pare che lo status quo vada bene. Ma è la storia del governo di questa regione: accorgersi del danno subìto soltanto quando  i protagonisti del credito hanno messo la testa altrove.

Un limite che lei attribuisce agli ex comunisti?

Non so, anche se quella storia politica, soprattutto nell’ultimo ventennio, ha dimostrato di avere difficoltà a comprendere il valore della ragione d’impresa e la delicata questione del credito. E poca, anzi scarsissima, capacità di gestirla.

 

Alberto Monaci, monte dei paschi


Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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