Il Consiglio regionale dice sì, a maggioranza, all'ultimo tuffo

Toscana: approvato il piano del paesaggio. Il centrodestra vota contro. Forte preoccupazione a Carrara

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica

Una cava di marmo sulle Apuane

Una cava di marmo sulle Apuane

FIRENZE – Gli ambientalisti parlano di mezza vittoria. E nella provincia di Massa Carrara, il regno dei cavatori, non nascondono forti preoccupazioni. Fatto sta che, dopo una giornata di discussione, il Consiglio regionale ha approvato, proprio all’ultimo tuffo (sabato 28 finisce la legislatura) il piano del paesaggio con alcune modifiche apportate da un maxiemendamento firmato dal governatore Enrico Rossi insieme alla maggioranza. Rossi ha tirato un sospiro di sollievo: anche se in campagna elettorale questo atto potrà costargli la perdita di non pochi consensi. Il piano è passato con soli 15 voti contrari: quelli del centrodestra.

Il provvedimento, come anticipato da FirenzePost, prevede, tra l’altro, il divieto di escavare sulle vette integre sopra il 1200 metri, e la verifica della compatibilità paesaggistica come condizione vincolante per il rilascio delle autorizzazioni per le nuove attività estrattive, riattivazione di cave dismesse (solo se gli strumenti urbanistici comunali prevedono la destinazione estrattiva), e ampliamenti (fino al 30% del volume) o varianti di quelle esistenti. Sulla salvaguardia delle coste, altro aspetto al centro delle polemiche, il piano paesaggistico prevede, entro 300 metri dalla battigia, la realizzazione di nuove strutture, che dovranno essere a carattere temporaneo e removibili tali da garantire il ripristino dei luoghi, e senza compromettere l’accessibilità e la fruibilità delle rive. Non deve inoltre comportare l’impermeabilizzazione permanente del suolo. Adeguamenti, ampliamenti di strutture esistenti (compresi cambi di destinazione d’uso previsti negli strumenti urbanistici) e gli impianti sportivi scoperti, non devono interessare gli arenili, le spiagge, le dune fisse e mobili. Interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente possono comportare impegno di suolo non edificato a condizione che non determinino un incremento complessivamente maggiore del 10% della superficie coperta dalle strutture edilizie esistenti.

 

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Ernesto Giusti

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