Da superare anche il nodo sofferenze

Monte Paschi: la conversione dei bond subordinati parte a rilento, il titolo ieri ha ceduto l’11,04%

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

MILANO – Ieri ennesima giornata di sofferenza per Mps. Mentre tutti erano concentrati sulla conversione dei bond subordinati e sull’avvio dell’aumento di capitale, in mattinata è spuntato il nodo sofferenze, con il Fondo Atlante che ha messo in forse il suo intervento, esprimendo forti perplessità su un passaggio dell’operazione. Solo in tarda serata è tornato sui suoi passi, confermando l’impegno ad accollarsi una quota di crediti deteriorati.

L’incertezza si è riversata sulla Borsa: nel primo giorno di aumento di capitale, in Piazza Affari Mps ha lasciato sul campo l’11,04% a 18,62 euro, toccando il minimo delle ultime 9 sedute. In realtà, finora non c’è aspetto del piano Mps che sia filato via senza intoppi. La seconda fase di conversione dei bond subordinati in azioni si chiuderà mercoledì. Dalla prima tranche la banca ha raccolto un miliardo, da questa confida di portare a casa un ulteriore miliardo e mezzo. Quel che resta per raggiungere i 5 miliardi dovrebbe arrivare dall’aumento di capitale, che si chiuderà giovedì. Quel giorno si sapranno i risultati definitivi dell’operazione.

Nelle prime ore, però, le adesioni sono andate a rilento, tanto che l’esito dell’operazione di ricapitalizzazione viene considerato in bilico. Le preoccupazioni sulla riuscita dell’aumento di capitale sono molte, e anche sulla conversione non ne mancano. Pure i grandi investitori non hanno ancora fatto passi concreti. Nel prospetto pubblicato domenica, Mps ha spiegato di non essere a conoscenza di soggetti che abbiano manifestato l’intenzione di sottoscrivere più del 5% dell”offerta. Quindi nessun collocamento privato pre-aumento di capitale. Almeno sulla carta, comunque, investitori interessati all’operazione ci sono. C’è il fondo sovrano del Qatar, in ballo per una cifra che non dovrebbe superare il miliardo di euro, che però ha tirato il freno dopo le dimissioni del governo Renzi. E secondo un’indiscrezione riportata da Il Sole 24 Ore, c’è anche il fondo cinese, con una disponibilità a investire tra i 300 e i 500 milioni. Per ora, però, nessuno ha messo niente nero su bianco. Il cda di Mps, comunque, si riunirà di nuovo anche prima del board già fissato per venerdì, per fare il punto della situazione sull’avanzamento delle operazioni.

Atlante, gestito da Quaestio, si accollerà la tranche mezzanine delle sofferenze, per 1,6 miliardi di euro. Il fondo aveva fatto un passo indietro per forti perplessità sul prestito ponte firmato da alcune banche con Mps che, attraverso la società veicolo, gestirà la tranche senior per 1,7 miliardi. A far sperare in una soluzione veloce sono state subito le parole di Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, che è fra le banche socie del Fondo. «Atlante – ha detto – prenderà una decisione tra oggi e domani. Intesa è favorevole perché venga perfezionata l’operazione». Anche dalle parole del presidente di Mps, Alessandro Falciai, aveva fatto capolino l’ottimismo: Tutto procede come previsto, aveva risposto ai giornalisti, prima di congedarli con un tutto bene. In serata Quaestio ha spiegato che la firma è avvenuta dopo aver ottenuto alcune condizioni mitiganti il rischio rifinanziamento del prestito ponte per la tranche in carico a Mps e visto il parere positivo espresso dal comitato investitori del fondo Atlante II.

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