Lavoro: il governo ripensa la legislazione sui voucher. Dopo l’esplosione degli ultimi due anni

ROMA – Dopo la pubblicazione di statistiche che hanno mostrato un’esplosione anomala dei vouchers, e le critiche di politici e sindacati, il governo ripensa la strategia dei ticket da dieci euro lordi nati per pagare i lavoretti, per evitare il referendum sul Jobs Act e per ridare maggiore impulso a un ripresa che stenta a decollare. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps, nel periodo gennaio-ottobre 2016  sono stati venduti 121,5 milioni di voucher, in aumento del 32 per cento rispetto ai primi dieci mesi del 2015, nei quali peraltro  era aumentato del 67 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014.

Il problema di quest’operazione,  che molti giudicano fallimentare, è che si è data una normativa a uno dei simboli della precarietà e su questo si sono alzate varie voci contrarie sia da parte di politici che di tecnici. La sinistra, anche quella all’interno del Partito democratico ha già chiesto l’abrogazione, minacciando, lo dice Roberto Speranza, di votare la sfiducia al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Maurizio Sacconi afferma: «L’ampliamento nell’uso dei voucher è stato atto consapevole e ampiamente discusso nelle sedi parlamentari tanto che il decreto correttivo è reintervenuto nella materia garantendo la tracciabilità e quindi una agevole attività ispettiva e la possibilità di verificare se hanno sostituito pregressi rapporti strutturati». Insomma secondo l’ex ministro del Lavoro «la sinistra è inesorabilmente pasticciona, tentata sempre di fare un passo avanti e due indietro. Ma così non si libera il lavoro per liberare i lavori e rimaniamo un marcato rattrappito».

Sinistra italiana di fatto conferma la bocciatura con Stefano Fassina che rileva: «Sulla valanga di voucher generati dal JobsAct, il governo fa finta di trovarsi di fronte a un evento inaspettato e imprevedibile, mentre è stato facilmente e largamente previsto. Come è stato previsto il costosissimo (circa 18 miliardi di euro) effetto effimero dei contratti a cosiddette tutele crescenti e l’impennata dei licenziamenti per giustificato motivo». Il collega di partito Arturo Scotto inoltre avverte: «Se invece dovessimo trovarci di fronte a un puro e semplice tentativo di maquillage normativo, volto esclusivamente a perseguire l’obiettivo di aggirare le urne, si tratterebbe di un’inaccettabile mistificazione. Uno scippo della volontà popolare che vedrà la ferma opposizione di Sinistra italiana».

Dal sindacato interviene il segreterio generale della Cisl, Annamaria Furlan: «il disagio giovanile, indubbiamente legato anche all’aumento grave delle diseguaglianze sociali e della povertà, soprattutto nelle periferie delle città e nel Mezzogiorno, è il vero tema che il Governo deve affrontare con urgenza nell’agenda del 2017 coinvolgendo i grandi soggetti collettivi, senza aspettare come un fatto salvifico, le prossime elezioni o le necessarie correzioni alla proliferazione selvaggia dei voucher». La Cgil ha addirittura richiesto un referendum per abolirli.

 

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