Fondamentale pronuncia della suprema corte

Anarchici torinesi del Fai-Fri, un’associazione con finalità terroristiche e eversive. La sentenza della Corte di cassazione

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Una sentenza della corte di Cassazione ha fatto chiarezza sulla natura dell’azione e delle attività di alcuni gruppi dell’anarchia operanti a Torino, quelli aderenti al Fai-Fri, che da prefetto di quella città negli anni 2008 -2010 ho ben conosciuto per le loro azioni che hanno impegnato le forze di polizia. La procura torinese, allora diretta da Giancarlo Caselli, e la procura generale, sotto la guida di Marcello Maddalena, in quel periodo, anche con l’appoggio del prefetto, fecero veramente un ottimo lavoro, talvolta non seguiti dalle pronunce dei giudici, spesso benevole verso l’anarchia. Ma adesso, la Corte di Cassazione ha confermato la validità di un’ordinanza del tribunale del riesame piemontese nell’inchiesta della Digos, chiamata Scripta Manent, contro gli anarchici aderenti alla Fai-Fri, che viene definita con queste lapidarie espressioni: «Un’associazione con finalità terroristiche ed eversive, un’organizzazione tutt’altro che improvvisata ma, anzi, dotata di indubbia capacità operativa».

Il procedimento in questione, nei giorni scorsi, era culminato in diciassette richieste di rinvio a giudizio da parte del pm torinese Roberto Sparagna. Fra i numerosi episodi contestati, che coprono un arco di tempo compreso fra il 2003 e il 2015, figurano l’invio di pacchi bomba a Sergio Chiamparino (governatore del Piemonte), Sergio Cofferati (sindaco di Bologna), alla questura di Lecce. Fra gli indagati figurano anche Alfredo Cospito e Nicola Gai, già condannati per l’attentato del 2012 a Mario Adinolfi (amministratore delegato di Ansaldo Nucleare). Un capo d’accusa riguarda l’istigazione e l’apologia di reato per gli scritti comparsi su siti internet come Croce Nera Anarchica e Autistici.

La Cassazione conferma la competenza territoriale del capoluogo piemontese, dove c’era la sede direzionale del gruppo non solo perché vi risiedevano le figure principali e propulsive della compagine, ma soprattutto perché vi erano state svolte le attività di programmazione e ideazione e vi erano state deliberate le azioni violente.

Il lavoro delle Forze dell’ordine, della magistratura e, permettetemi di sottolinearlo per una volta, anche del prefetto è stato perciò riconosciuto valido e fondato dai magistrati di Piazza Cavour, e questa sentenza potrà essere di esempio per l’avanzamento e la conclusione di altre inchieste simili, riguardanti la stessa galassia dell’anarchia, cha anche a Firenze e in Toscana ha salde radici, come dimostrano diverse inchieste esaurite e in corso.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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