Parla l'allenatore nella serata dell'addio

Sousa: «Non ho saputo trasmettere passione. Perse troppe partite con squadre modeste»

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Sport

Paulo Sousa

FIRENZE – Finale soft di Paulo Sousa, con due ammissioni importanti. La prima riguarda la caduta di entusiasmo dopo il brillante girone di andata del campionato 2016-2017. In sala stampa, dopo Fiorentina-Pescara, afferma: «C’è stata una caduta di entusiasmo dopo il girone d’andata del campionato scorso. Non ho più avuto la passione da trasmettere alla squadra». Traduzione: la società non gli dette i rinforzi che lui aveva chiesto, soprattutto il difensore importante, per continuare la corsa nelle prime posizioni. Ammette il distacco emotivo. Poi, per quanto riguarda la squadra, in questo campionato, ha ammesso: «C’è stata una gran differenza fra quello che abbiamo costruito e l’incapacità di difendere. Ringrazio i miei ragazzi, che tutti i giorni sono venuti con una voglia di superarsi e vincere la partita. Ho dato il mio massimo per aiutare la Fiorentina a vincere le partite. Cosa mi porto via da Firenze? L’orgoglio e la consapevolezza di dare il massimo di me stesso, per migliorarsi e provare a vincere ogni partita. Gol presi? Noi partiamo sempre per vincere, abbiamo perso diversi punti con squadre inferiori a noi. Abbiamo vinto partite che magari non meritavamo. Siamo andati oltre i limiti per provare a vincere. ».

Il problema? La grande freddezza con la società, che ha condizionato praticamente tutto. Dopo aver preconizzato un grande avvenire per Chiesa, Hagi e tutti i giovani promettenti in viola, ha ringraziato Firenze e anche i giornalisti. Ha ammesso che tutto lo ha aiutato a crescere. Ora torna a casa, in Portogallo. In attesa. Probabilmente di una telefonata dalla Germania.

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Ernesto Giusti

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