L'organizzaziome messa sotto accusa

Torino, incidenti in Piazza San Carlo: le carenze degli organizzatori e delle autorità, le accuse dei tifosi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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I fatti di Torino riportano d’attualità l’organizzazione di grandi eventi nelle nostre città, che è diventata particolarmente problematica in quest’epoca di attacchi del terrorismo islamico (non islamista, come dicono  i buonisti) in molte parti d’Europa, soprattutto in Francia, Germania e Inghilterra.

TERRORISMO – Nell’ultimo evento di Torino il terrorismo c’entra solo indirettamente e ha solo fornito alle Autorità una comoda via d’uscita per negare ogni responsabilità: le misure antiterrorismo hanno funzionato, la colpa è del panico diffusosi irrazionalmente nella folla. Mentre i responsabili della sicurezza cercano disperatamente qualche testimonianza sull’accaduto, visto che evidentemente il servizio di vigilanza in Piazza San Carlo non è stato in grado di vedere e di rilevare alcunché. Mentre il sindaco, Chiara Appendino, per ora evita giustamente dichiarazioni intempestive, limitandosi a visitare i feriti.

PIAZZA – Psicosi terrorismo o meno, una parte delle migliaia di persone che ieri sera si sono radunate nel salotto di Torino (sono stato prefetto di quella città e conosco bene la situazione, non mi sembrava il luogo più adatto per ospitare quell’evento) per la finale di Champions League, qualcuno da accusare lo hanno trovato: l’organizzazione. Piazza san Carlo è certo  un luogo chic, vetrina della città, una piazza che tutti i sindaci amano valorizzare, ma in questo caso forse lo Juventus Stadium o un parco cittadino sarebbero stati più adeguati.

BOTTIGLIE – Passiamo in rassegna gli aspetti dell’organizzazione criticati da chi era presente, a cominciare dagli alcolici. Girava troppa birra già dal pomeriggio e, soprattutto, giravano troppe bottiglie di vetro. A tal proposito il Comune di Torino ha chiarito di non aver emanato alcuna ordinanza in proposito, così come era avvenuto in analoga circostanza nel 2015. Non è una giustificazione valida, se si è sbagliato una volta non è detto che ci si debba ricascare. In occasione del GP Italia di motociclismo all’autodromo del Mugello, svoltosi oggi, il prefetto di Firenze, proprio per motivi di sicurezza, aveva emanato apposita ordinanza di divieto di vendita di bevande alcoliche, anche in vetro.

TIFOSI – L’Ansa ha riportato alcune dichiarazioni. «Senza tutti quei cocci – dice Marco C., 36 anni, da Brescia – la maggior parte della gente non si sarebbe fatta male». «Mi sono procurato dei profondi tagli ai piedi solo perché mentre correvo nella calca ho perso le scarpe» conferma Daniele, 29 anni, da Verona. «Chi si presentava con delle bottiglie – spiega un ragazzo da Udine – doveva buttarle via. E nel frattempo entravano i venditori abusivi con i loro carretti. Ce n’erano a decine. Servivano persino la birra alla spina».

SPAZI – Non mancano le lamentele per come erano gestiti gli spazi della piazza. «Lo schermo – spiega Marco C. – era troppo basso, ed è per questo che la gente si è accalcata lì sotto. Bastava alzarlo di tre metri e non ci sarebbero stati problemi». A causa della troppa gente e di una situazione che non era delle migliori il giovane trevigiano Nicola ha deciso, verso le 19, di andare a Borgo Dora, dove era stato allestito un altro maxi schermo e dove non ci sono stati problemi. A conferma che la piazza prescelta non era poi la soluzione ideale.

CONTROLLI – Critiche anche al sistema dei controlli. «Dal varco di via Maria Vittoria – spiega un lombardo – si poteva entrare solo uno alla volta. Però, verso il centro della piazza, l’accesso era assai più ampio e non tutti venivano monitorati». E’ vero, conoscendo la situazione da un lato la piazza ha varchi più stretti ed è meglio controllabile, dall’altro è completamente aperta.

PREFETTO – Il rischio terrorismo è stato scongiurato, ha affermato soddisfatto il prefetto, magra consolazione perché è rimasto il rischio grave del panico, dell’ebbrezza, dell’effetto moltiplicatore, che ha causato un disastro che poteva avere ben altre conseguenze.

BRAVATA – Domenica pomeriggio gli investigatori hanno individuato e interrogato i due amici di un  ragazzo sospetto immortalato in un video, grazie alle registrazioni di alcune telecamere e alla testimonianza di altre persone. Entrambi sono stati denunciati per procurato allarme. Davanti ai poliziotti si sono giustificati: «Abbiamo fatto una bravata»

La morale è una soltanto. Gli organizzatori, il comune, le autorità responsabili della sicurezza facciano autocritica, ripassino uno a uno i dettagli che non hanno funzionato e ci pensino bene prima di permettere eventi di un certo tipo, allargati a decine di migliaia di persone, nelle piazze centrali, non solo di Torino ma anche di tante altre città. Con la sicurezza della gente non si può scherzare.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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