Partiti in ordine sparso. Campagna elettorale spenta

Elezioni: domenica 11 giugno 10 milioni di persone al voto per eleggere 1.004 sindaci. Mentre si litiga su nuova legge

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Mentre a livello nazionale si discute e si litiga sul sistema elettorale, pochi si ricordano che domenica prossima andranno alle urne i cittadini di 1.004 Comuni, chiamati a rinnovare le loro amministrazioni. Un voto che risponde a logiche e strategie particolari, spesso dettate da situazioni specifiche visto anche il forte peso delle liste civiche. Tuttavia, una qualche indicazione a livello nazionale Lega, M5S, Pd e Forza Italia potrebbero ricavarla, visto il numero di aventi diritto chiamati ad esprimersi (circa 10 milioni).

Matteo Renzi potrà misurare la sua forza dopo la scissione dei bersaniani ed eventualmente ritrovarsi tra le mani qualche dato utile da sciorinare nell’imminente campagna elettorale. C’è poi da capire quale sarà il risultato dei grillini mentre Lega e Fi dovranno verificare se esiste ancora un’alleanza tra loro spendibile anche sul nazionale. Osservati speciali i pentastellati, che sui risultati delle precedenti tornate amministrative hanno costruito buona parte della loro fortuna politica.

Questa volta, però, troveranno più di una difficoltà: Parma, che regalò al Movimento la prima significativa vittoria, è divenuta il feudo del più illustre fuoriuscito dai 5 Stelle, Federico Pizzarotti. Domenica il sindaco uscente metterà alla prova il movimento da lui fondato dopo lo strappo con Grillo, e un rinnovato successo potrebbe addirittura portarlo a valutare la possibilità di un allargamento in senso nazionale della sua lista.

Anche Genova, città natale del leader pentastellato, vede il Movimento partire svantaggiato, e non è soltanto una questione di numeri: il caso Marika Cassimatis (vincitrice delle comunarie on-line bocciata a posteriori da Grillo) ha segnato il cammino del partito in città e la professoressa, assieme all’altro fuoriuscito Paolo Putti (anche lui candidato), potrebbe rosicchiare una buona manciata di punti al designato ufficiale Luca Pirondini (per l’istituto Demos di Ilvo Diamanti sono circa sei). Sul voto ai grillini, vista l’assenza di alleanze sul territorio (nella maggior parte dei casi), influirà soprattutto la capacità attrattiva del leader e la proposta politica nazionale. La scelta di apporre la croce sul simbolo dei pentastellati potrebbe quindi dare qualche indicazione più utile sulle future intenzioni di voto.

Una differenza notevole rispetto alle strategie degli altri partiti, invischiati in alleanze territoriali che su scala nazionale sembrano invece aver già esaurito il loro corso. La stagione dei grandi sindaci, cominciata con la riforma basata sull’elezione diretta introdotta nel 1993 (che lanciò figure come Francesco Rutelli, Antonio Bassolino, Riccardo Illy, Massimo Cacciari, Enzo Bianco, tramutandoli poi in leader anche nazionali), sembra ormai al tramonto, tanto più che questa tornata, esclusi Palermo e Genova, non riguarda grandi centri metropolitani.

In Toscana si voterà in 33 comuni su 276 (quasi tutti retti da giunte di centrosinistra), tra cui tre capoluoghi di provincia (Carrara, Lucca e Pistoia) e tre comuni nati da fusione (Abetone con Cutigliano, San Marcello con Piteglio, Montalcino con San Giovanni d’Asso). Sono coinvolti circa 450 mila residenti, pari al 12% della popolazione toscana.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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