Ma si tratta di una tendenza europea

Autotrasporti: la politica degli ultimi governi sacrifica i padroncini e privilegia consorzi e coop

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Tir in circolazione

Tir in circolazione

Le politiche degli ultimi governi (da Monti a Renzi e Gentiloni) e l’applicazione di nuove norme europee hanno provocato un’ampia rivoluzione nel mondo dell’autotrasporto italiano, che sta cambiando radicalmente volto. La crisi economica è stata molto pesante ed è arrivata quasi contemporaneamente l’apertura delle frontiere e l’avvento della concorrenza da parte dei vettori dell’Est.

Tutti fattori che hanno inciso profondamente: dal 2010 sono scomparse quasi 17.000 aziende (-15%). Il maggior tributo è stato pagato dalle imprese individuali (-20.000 unità), mentre sono cresciute SpA e forme aggregative come cooperative e consorzi. Un segnale di coesione che l’autotrasporto non aveva mai dato prima: il mondo dei padroncini si ritrova più debole, mentre aziende strutturate si fanno largo per affrontare situazioni più complesse, in cui l’Europa fa da padrona nel bene e nel male.

È quanto emerge in sintesi dal volume «Un ritratto in cifre: 100 numeri per capire l’autotrasporto» di Deborah Appolloni (ha collaborato Maria Carla Sicilia), edito da Federservice (editore di Uomini e Trasporti), presentato a Roma nell’ambito di un convegno presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a cui hanno partecipato le maggiori associazioni del settore, tra cui Anita, Assotir, Confartigianato Trasporti, Fai-Conftrasporto, Fedit, Fiap e Legacoop.

Nel panorama europeo, l’autotrasporto italiano appare claudicante. In questi anni le immatricolazioni e le quote di mercato si sono spostate a Est. L’unico paese dove tra il 2008 e il 2015 le vendite di Tir hanno registrato il segno più è la Polonia, passata da 16.401 a 20.586 immatricolazioni. Per il resto, il dato italiano è il più depresso: la Penisola ha perso più della metà delle immatricolazioni, la Francia si è difesa con un -23%, mentre la Germania è riuscita a limitare i danni a un -9%.

Per quanto riguarda i traffici (analizzando i dati Eurostat), le tonnellate/km trasportate dalle ditte bulgare sono cresciute del 164% tra il 2006 e il 2014, del 54% in Ungheria e Slovacchia, del 45% in Slovenia. A Ovest c’è tutta un’altra musica: solo la Spagna porta a casa un magro +1%, per il resto l’Italia fa registrare un – 51% come la Francia, il Belgio un – 46% e la Germania si attesta a – 40%.

Si tratta di un dato non molto positivo. L’autotrasporto è un settore fondamentale e vitale in un paese come il nostro nel quale per via fluviale e per ferrovia viaggia solo una piccola parte delle merci, tanto che gli autotrasportatori hanno dimostrato a più riprese che un loro blocco può mettere in ginocchio l’economia del paese. Occorre porre rimedio e rilanciare il settore, ma sembra che politica e governi siano in tutt’altre faccende affaccendati.

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