Un'ardita teoria non del tutto campata in aria

Migranti: i servizi d’intelligence ipotizzano un complotto ai nostri danni

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Un recente articolo di Valentino di Giacomo, pubblicato sul Mattino di Napoli, ha avanzato un’ipotesi, sembra desunta dai recenti rapporti dei nostri servizi d’intelligence, secondo la quale l’invasione dell’Italia da parte dei migranti sarebbe l’effetto non solo dello sciagurato accordo sottoscritto dal governo Renzi, ma anche di un complotto ordito da vari Stati europei a danno dell’Italia.

Secondo quest’analisi «la bomba migratoria sarebbe un’arma usata dai Paesi amici per creare difficoltà al nostro Paese: diverse relazioni del comparto sicurezza indicano che un complotto potrebbe essere avvenuto ai nostri danni. Ed è sulla scorta di queste indicazioni che l’Italia si appresta a varare una rivoluzione in tema di rapporti diplomatici ed economici con alcuni partner europei. A segnare il nuovo e per certi versi storico cambio di strategia è stata l’emergenza che ha portato sulle nostre coste quasi 300mila migranti a partire dal 2016. Un’emergenza causata certamente dagli sconquassi climatici e politici dell’area subsahariana, ma pure indotta – secondo diversi rapporti d’intelligence illustrati più di una volta ai vertici governativi – da alcuni dei Paesi all’interno dell’Unione europea per indebolire l’Italia nella propria indipendenza istituzionale ed economica. Un complotto internazionale che ha radici lontane e che ha attraversato più di un governo a partire dall’ultimo esecutivo Berlusconi.

Il primo atto ostile nei confronti dell’Italia è avvenuto infatti nel 2011 quando l’ex cavaliere in un discusso accordo con Gheddafi stringe un patto con il Raìs per il controllo dei flussi migratori e un’intesa economica di 20 miliardi per infrastrutture da costruire in Libia ad appannaggio di imprese italiane. Dopo pochi mesi dall’accordo tra il governo italiano e quello libico arriva la decisione di Francia e Gran Bretagna di avviare i bombardamenti sulla Libia per destituire Gheddafi. Missione riuscita. Anche se a scapito degli interessi italiani e, guardando le attuali evoluzioni, anche di quelli libici alla luce del caos imperante nel Paese nordafricano.

Il secondo e anche più oscuro episodio riguarda invece l’uccisione di Giulio Regeni in Egitto nel gennaio del 2016 sotto la presidenza Renzi. Non ci sono prove certe, ma già nell’immediatezza del tragico episodio emerse da fonti d’intelligence che l’uccisione di Giulio potesse essere una mossa orchestrata dalla Military Intelligence inglese per destabilizzare i fruttuosi rapporti economici tra Italia ed Egitto per avvantaggiarsene a nostro discapito. L’Eni, mesi prima della barbara uccisione di Regeni, aveva trovato nel Paese egiziano uno dei più grandi giacimenti di gas del mondo per un valore stimato vicino ai 7 miliardi di euro e l’Italia rappresenta uno dei maggiori partner commerciali con l’Egitto.

L’ultimo episodio di avversità nei confronti dell’Italia è la bomba migratoria causata dalla stretta relazione tra la crisi politica libica dopo la caduta di Gheddafi e la totale assenza di compartecipazione da parte della Ue nella risoluzione del fenomeno. Tutte vicende che prese singolarmente possono forse far pensare ad assurde teorie complottistiche, ma che sommate insieme hanno portato gli analisti del nostro comparto di sicurezza a ritenere che dietro questi episodi ci possa essere stata l’orchestrazione studiata da parte di più di un partner europeo. Si tratta di analisi, non di evidenze, ma la gran parte dell’attività dell’intelligence moderna si basa proprio sulle analisi degli scenari, e in questo caso la tesi sui presunti complotti – basandosi sugli sviluppi analitici situazionali – potrebbe risultare solo un’ipotesi Eppure tutti i pezzi del puzzle, pur non ancora completi, hanno formato uno scenario di cui l’Italia ha timore».

Sembra un’analisi eccessiva, quasi fantascientifica, ma contiene comunque un fondo di verità, visto che ormai i migranti sbarcano (e restano) tutti in Italia, senza che nessuno, al di là delle belle parole e della solidarietà verbale, ci dia una mano. Occorre che il governo prenda atto della dura realtà e agisca di conseguenza, non possiamo continuare ad essere la discarica dell’Africa. Finora l’Italia, nonostante le sparate inutili e controproducenti di Renzi, non ha dato segno tangibile in questo senso, anzi Francia e Germania la fanno da padrone e noi dobbiamo sottostare alle decisioni degli altri, che naturalmente penalizzano il nostro Paese. Continua l’invasione senza che Governo, sinistre, Chiesa, associazioni di volontariato si accorgano che ormai è in atto una vera e propria guerra. Gentiloni ha incontrato il leader libico Serraj, che avrebbe chiesto l’aiuto della nostra Marina per il controllo delle coste libiche e per contrasto all’attività dei trafficanti, ma dubitiamo che anche questa mossa valga a migliorare la nostra posizione.

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