Per di più parlava al cellulare

Milano: peruviano ubriaco al volante tampona auto e uccide giovane avvocato

di Redazione - - Cronaca, Cultura

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MILANO – Non solo guidava in stato di ebbrezza ma si era distratto per guardare il cellulare. Così ha provocato un incidente stradale nel quale è morta una persona. Per questo, con l’accusa di omicidio stradale aggravato, il pm di Milano Sara Arduini ha chiesto la convalida dell’arresto e la misura della custodia cautelare in carcere per un peruviano di 34 anni che a Milano, al volante di un van, ha tamponato a velocità sostenuta una Mini Cooper d’epoca ferma al semaforo rosso uccidendo un avvocato di 31 anni.

Continuano così gli episodi che vedono protagonisti immigrati che, ubriachi o no, causano incidenti, violentano ragazze, regiscono con violenza alle Forze dell’ordine. Ormai la cronaca quotidiana è piena di episodi di questo tipo. A Milano l’incidente stradale è avvenuto ieri, ma il pm dopo averne accertato l’esatta dinamica ha disposto oggi per l’uomo la custodia cautelare in carcere. L’automobilista peruviano ha già un precedente per guida in stato d’ebbrezza con conseguente ritiro della patente. Ieri poco prima delle nove, sotto i fumi dell’alcool e distratto dal cellulare mentre guidava un van da nove posti, si è schiantato contro una Mini d’epoca ferma al semaforo rosso, uccidendo il giovane avvocato che era alla guida e che era in attesa che scattasse il verde. Il professionista, Luca Andrea Latella, laurea in Bocconi, legale all’Eni, è morto per le gravi ferite riportate nell’urto. Il peruviano, risultato positivo all’alcol test (1.5 è il tasso rilevato) è stato prima portato a Niguarda per essere medicato, poi a San Vittore. Oggi il pm ha confermato per lui la custodia cautelare in carcere. Si spera che poi ci resti gli venga ritirata per sempre la patente. Se ciò fosse avvenuto prima piangeremmo un morto in meno.

Anche la Chiesa, per bocca del presidente della Cei, card. Bassetti, ha finalmente compreso che occorre porre un freno all’immigrazione indiscriminata e irregolare, caldeggiata ormai solo da associazioni, cooperative, ong e politici interessati.

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