Il ristagno dell'economia con tutti i governi

Economia: investimenti pubblici ( -35%) crollati dal 2009. La denuncia della Cgia di mestre

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

MESTRE – Un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre ci indice a una riflessione non da poco sull’efficacia (clamorosamente negativa) dell’azione d’indirizzo economico, in questi ultimi dieci anni, da parte dei governi, nazionali e locali (compresi quelli delle regioni, che hanno anch’essi molte responsabilità in proposito). Neppure Renzi con le sue grandi promesse di avvio (per ora non visto) di grandi opere, compreso il Ponte sullo stretto, di stile berlusconiano, è riuscito a rimediare. Enrico Rossi che sta al governo regionale, prima da assessore e poi da presidente, da circa 20 anni non è riuscito a fare molto meglio. Ma ce lo aspettavamo. Solo il Governo Gentiloni, zitto zitto e senza grandi proclami, sta riuscendo a smuovere un po’ le acque.

Nel nostro Paese sono crollati gli investimenti pubblici, che, dal 2005 al 2017 secondo le valutazioni
della Cgia di Mestre, si sono ridotti del 20 per cento. Ma rispetto al 2009, punta massima di crescita registrata prima della crisi, la riduzione è stata pesantissima, pari al 35 per cento, ed è questo il dato che conta.

Nessun altro indicatore economico, segnalano gli analisti della Cgia, ha registrato una caduta percentuale così rovinosa. In termini nominali in questi ultimi 8 anni abbiamo bruciato 18,6
miliardi di euro di investimenti. Questi i bei risultati dei Governi da Berlusconi in poi, compreso il fallimentare governo Monti, che secondo il presidente Napolitano e lo stesso premier, avrebbe dovuto salvare l’Italia, come aveva proclamato proprio Monti.

Se rispetto al 2016 abbiamo leggermente invertito la tendenza, nella Nota di aggiornamento del Def presentata nelle settimane scorse si evince che nel 2017 l’ammontare complessivo della spesa per investimenti del settore pubblico si dovrebbe attestare a quota 35,5 miliardi di euro.

A livello territoriale, invece, gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 2015 e includono anche quelli realizzati dal Settore pubblico allargato (Spa), ovvero dalle imprese pubbliche nazionali (Poste italiane, Gruppo Ferrovie dello Stato, Terna, Aci, Gestore servizi elettrici,) e da quelle locali (Municipalizzate, Consorzi di Enti locali, etc.).

Sempre tra il 2005 e il 2015, i settori maggiormente interessati da questa stretta sugli investimenti sono stati in termini nominali la mobilità (-5,2 miliardi pari a -24,9 per cento), la cultura e la ricerca (-4,1 miliardi pari a -47,6 per cento), l’amministrazione generale (-2,3 miliardi di euro pari a -41,8 per cento), le attività produttive e le opere pubbliche (-2,2 miliardi pari a -13,3 per cento). In controtendenza, invece, solo le reti infrastrutturali che hanno visto aumentare gli investimenti in conto capitale (grazie soprattutto alla realizzazione della rete ferroviaria alta velocità/alta capacità) sia della Pa sia della Spa di 9 miliardi di euro (+76,5 per cento).

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