Finora accolti molti ricorsi in tema di durata eccessiva dei processi

Pensioni perequazione: dopo la bocciatura della Consulta possibile ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – La notizia è riportata anche da Franco Abruzzo, portavoce del MIL (Movimento Informazione e Libertà), che lotta da tempo a favore dei pensionati e della libertà d’informazione. Uno studio legale italiano, che informa della sua azione attraverso il sito RimborsoPensioni.it, in una causa patrocinata per un cliente davanti alla Corte Europea dei diritti umani – che non riguardava però questioni pensionistiche ma la durata eccessiva dei processi in Italia, sulla base della Legge Pinto –  ha ottenuto una sostanziale vittoria visto che la Corte, nel dargli sostanzialmente ragione, ha invitato lo Stato Italiano ad accettare la proposta transattiva formulata dalla Corte stessa. Ma in molti altri casi in passato la stessa Corte ha condannato lo Stato italiano, dando rtagione ai rivorrenti, perfino nel caso del G8 di Genova.

Nel caso in questione, che riguardava la violazione delle norme sulla durata del giusto processo, l’interessato,  dopo aver proposto tutte le vie di ricorso interne, non ha accettato l’esito negativo del giudizio confermato dalla Corte di Cassazione ed ha proposto ricorso davanti alla CEDU per ottenere un cospicuo risarcimento. E’ interessante osservare però che la decisione che afferma un importante principio di diritto generale.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ritenuto l’ammissibilità e la fondatezza del ricorso  per la violazione dell’art. 6, par. 1 CEDU  ed ha invitato lo Stato italiano a corrispondere un indennizzo al ricorrente per danni morali, oltre ad un importo per le spese legali e alle relative imposte dovute per legge. La proposta prevede il pagamento della somma da parte dello Stato Italiano entro tre mesi dall’accettazione dell’accordo.

L’invito rappresenta sostanzialmente un’anticamera della condanna e costituisce solo un espediente per restringere al massimo i tempi del giudizio e della sua esecuzione. Qualora infatti lo Stato Italiano non dovesse accettare la proposta formulata, è ben edotto del fatto che la Corte emetterebbe una sentenza con un importo anche maggiore. Comunque la prassi assolutamente consolidata è che a seguito di questo invito lo stato contraente ovviamente si adegui e lo faccia nei termini previsti dalla proposta di accordo e cioè nei tre mesi. Insomma vincere in Europa contro lo stato Italiano è possibile ed è opportuno farvi ricorso, visto che in Italia la Corte Costituzionale sembra ormai allineata e coperta nel difendere gli interessi del Governo, soprattutto in tema di pensioni.

Sulla stessa linea potrebbero tentare di agire tutti coloro che sono stati buggerati proprio dall’ultima sentenza della Consulta in tema di perequazione delle pensioni, beninteso senza alcuna certezza di risultato positivo. Chi ha già proposto l’azione in sede nazionale potrebbe ricorrere  alla Corte Europea dei diritti dell’ Uomo, per chiedere gli arretrati della pensione ed anche un indennizzo per il danno morale subito, alla luce di quanto più volte stabilito in merito all’art. 6, par. 1 CEDU, e soprattutto in relazione alle previsioni dell’art 1 del prot. 12 addizionale alla Convenzione, che prevede il divieto di ogni discriminazione fondata su diversi motivi, su sesso, razza, religione, opinioni politiche, ma anche sulla ricchezza. Speriamo che la Corte Europea estenda l’applicazione di questo principio anche al caso delle pensioni, ma comunque sembra questa l’ultima via praticabile per quei milioni di pensionati che vogliono il sacrosanto riconoscimento dei loro diritti, negati ingiustamente dal governo Renzi e dalla Consulta nella nuova composizione.

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