Uno studio di Confindustria

Imprese: boom di crescita di nuove aziende nel Sud, +9,6% rispetto al 2016

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Nel silenzio quasi generale si riscontra un interessante sviluppo dell’imprenditoria, in particolare nel Meridione, tanto che nel 2017 sono nate 35 mila nuove imprese di capitale, un record (+9,6% rispetto all’anno precedente), anche se oltre la metà sono Srl Semplificate (cioè con meno di 5.000 euro di capitale) e in larghissima parte si tratta di piccolissime aziende che faticano a crescere. Lo dimostra uno studio di Confindustria.

Il sistema è quindi tornato a crescere, a ritmi anche superiori a quelli nazionali (nel 2016 +4,1%). Il fatturato complessivo è in aumento (+2,7%), cresce più della media italiana ed è ormai tornato ai livelli pre-crisi, e va alla grande il valore aggiunto (+4% tra 2015 e 2016).

Soprattutto le Pmi meridionali stanno tornando a investire, dopo una fase di forte contrazione: tra 2015 e 2016 gli investimenti materiali lordi delle Pmi meridionali aumentano dal 5,9% delle immobilizzazioni materiali all’8,5%, superando la media nazionale (7,8%). Ancora meglio fanno le imprese industriali, i cui investimenti superano il 10% delle immobilizzazioni in Campania, Puglia e Sicilia.

Insomma, il tessuto imprenditoriale del Sud si sta irrobustendo e finalmente la ripresa inizia a vedersi anche nella parte bassa dello stivale. I dati emergono dalla 4°edizione del Rapporto Pmi Mezzogiorno, a cura di Confindustria e Cerved, con la collaborazione di Srm – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno. Lo studio fa il punto sulle caratteristiche e sull’andamento di un campione di imprese, ben 26mila imprese tra 10 e 250 addetti, che con un fatturato complessivo di oltre 130 miliardi e un valore aggiunto di 30 miliardi valgono circa il 10% del Pil meridionale.

«Lo studio ci dice che le imprese si sono irrobustite e una ripresa robusta ha più facilità ad accedere al credito. Un segnale di quanto l’imprenditoria del meridione sia vivace e coraggiosa» commenta Stefan Pan, vicepresidente per le politiche regionali e coesione territoriale di Confindustria. «Nonostante le difficoltà – aggiunge – ci siamo rimessi in gioco. Il Sud ha dato dimostrazione di dinamicità, ma le imprese sono ancora troppo piccole. Ora bisogna vincere la sfida globale e per farlo dobbiamo crescere, puntando sulle competenze del management, per
riuscire a intercettare e sfruttare le opportunità che ci offrono».

Due quindi le sfide decisive, secondo Confindustria: «attivare il potenziale degli investimenti e favorire il salto dimensionale delle micro imprese».

Tra i dati positivi delle pmi meridionali, c’è da sottolineare la «forte crescita della capitalizzazione (+5,3% tra 2016 e 2015, con un incrementi di 1/3 rispetto ai livelli pre-crisi) che ne rende più sostenibile il debito». Contestualmente si registra il calo del numero delle imprese meridionali fortemente dipendenti dal credito bancario, ormai quasi in linea con la media nazionale, e il miglioramento dell’affidabilità creditizia: anche questi ultimi dati tesimoniano la maggiore robustezza dell’apparato produttivo meridionale, con la quota di imprese «valutate positivamente come sicure o solvibili» che sale dal 40 al 48,4%.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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