Auguri Pasqua 2019

Firenze: al Teatro del Maggio debutta il dittico «Un mari à la porte»/«Cavalleria rusticana»

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

Una scena da «Un mari à la porte»

FIRENZE – Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 12 febbraio va in scena un bizzarro dittico formato da due atti unici, uno brillante e poco noto al grande pubblico, l’altro tragico e popolarissimo: «Un mari à la porte» di Jacques Offenbach e «Cavalleria rusticana» di Pietro Mascagni. In questo nuovo allestimento del Maggio Musicale Fiorentino l’Orchestra e il Coro sono diretti dal maestro Valerio Galli; la regia è a firma di Luigi di Gangi e Ugo Giacomazzi. Nelle due opere il tema della gelosia è trattato con toni diametralmente opposti. Da una parte, nell’operetta di Jacques Offenbach, eseguita per la prima volta in Italia in occasione dei duecento anni dalla nascita del compositore, il tradimento viene affrontato in maniera ironica, dall’altra, nel capolavoro di Mascagni, assume i tratti della cultura siciliana ancestrale; la nuova produzione del Maggio prende spunto dal Ballo dei diavoli, antica tradizione pasquale che viene replicata ogni anno a Prizzi (in provincia di Palermo).

L’operetta di Offenbach rappresenta il contraltare ironico e spensierato al dramma passionale di Mascagni. Considerato tra i padri del genere dell’operetta (ne ha composte circa un centinaio), Offenbach è stato il cantore della joie de vivre nella Parigi del Secondo Impero ma anche l’ironico fustigatore dei vizi della sua società, parodiata nei suoi lavori. Nel piccolo teatro dei Bouffes Parisiens, da lui stesso gestito, il re dell’operetta allestisce i titoli del suo repertorio creando negli anni un pubblico di fedelissimi pronti ad applaudire ogni sua nuova creazione. Secondo le rigide regole della prefettura parigina del tempo, che vietava ai teatri più piccoli l’allestimento di opere articolate in più atti con cori e balli, l’operetta doveva essere strutturata in un atto unico e con tre personaggi al massimo. Gli ingredienti base di questo genere sono intrecci amorosi semplici, situazioni comiche e spesso ammiccanti, uno stile vocale meno impegnativo rispetto a quello del grand-opéra e pezzi vocali caratteristici alternati a dialoghi parlati.

«Un mari à la porte»  debutta il 22 giugno 1859. La spassosa operetta segue il modello dell’atto unico con tre personaggi (in questo caso quattro, data la presenza vocale del suddetto marito che non compare in scena ma sta dietro alla porta) e si presenta come una mini commedia degli equivoci. Ne sono protagonisti Suzanne, una moglie in lite con il marito per un futile pretesto che proprio nel giorno delle nozze si chiude per dispetto nel suo boudoir, Rosita, l’amica del cuore che tenta di placare gli animi, il giovane Florestan, un musicista coperto di debiti in fuga da un ufficiale giudiziario (che scopriremo essere proprio il marito di Suzanne) piombato per caso nella stanza della donna attraverso il camino, e infine Henri Martel, l’ufficiale giudiziario nonché marito tenuto fuori dalla porta che pensa di essere vittima di uno scherzo e non crede alla presenza di un altro uomo nella stanza della moglie. Lo spensierato gioco di allusioni e fraintendimenti che ne consegue è condito dalla brillante musica di Offenbach che si muove leggiadra a ritmo di danza: polka, mazurka ma soprattutto valzer, che domina incontrastato nell’ouverture e nell’unico brano solistico e vero pezzo forte dell’operetta, la Valse Tyrolienne, aria per soprano ricca di fioriture che strizza l’occhio alla grande tradizione operistica.

Ben più nota la storia del primo e insuperato successo di Mascagni, che inaugura il filone del teatro musicale verista in Italia. Nel 1888 Mascagni decide di dedicare i suoi sforzi a un progetto di sicura efficacia teatrale, il cui soggetto gli viene proposto dal librettista Giovanni Targioni-Tozzetti in vista del concorso per un’opera in un atto indetto dall’editore Sonzogno in quello stesso anno; fu un trionfo fin dal debutto al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890. Ingredienti del successo sono un soggetto di grande attualità, l’omonima novella del Verga che aveva già conquistato il pubblico nella sua versione teatrale del 1884, e una musica pervasa da una passionalità senza pari (dalle arie ai duetti, dal Preludio fino al celebre Intermezzo).

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (Piazzale Vittorio Gui)

Da martedì 12 febbraio, ore 20 (altre recite 14 e 21 febbraio ore 20; 17 febbraio ore 15:30).

«Un mari à la porte». Operetta in un atto di  Jacques Offenbach. Libretto di Alfred Delacour e Léon Morand – Orchestrazione di Luca Logi per il Maggio Musicale Fiorentino, Prima esecuzione assoluta – Nei 200anni dalla nascita di Jacques Offenbach – Nuovo allestimento (Florestan Ducroquet: Matteo Mezzaro, Suzanne: Marina Ogii, Rosita: Francesca Benitez, Henri Martel: Patrizio La Placa) + «Cavalleria rusticana» di Pietro Mascagni ( Santuzza: Alexia Voulgaridou, Lola: Marina Ogii, Turiddu: Angelo Villari, Compar Alfio: Devid Cecconi, Mamma Lucia: Elena Zilio, Una donna: Cristina Pagliai; figuranti speciali: Paolo Arcangeli, Elena Barsotti, Cristiano Colangelo, Gaia Mazzeranghi, Pierangelo Preziosa, jane Tayar). Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino. Maestro concertatore e direttore Valerio Galli. Maestro del Coro Lorenzo Fratini. Regia Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, scene Federica Parolini, costumi Agnese Rabatti, luci Luigi Biondi. Assistente regista Joao Carvalho, Assistente scenografo Eleonora De Leo, Assistente costumista Rosa Mariotti, Assistente alle luci Francesco Traverso

Biglietti da 30 a 120 euro in vendita anche sul sito del Teatro del Maggio. Pochi posti disponibili; già esaurita la recita di domenica 17.

 

 

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