I magistrati contro tutti

Torino: scarcerazioni facili degli anarchici. Polemiche, ma un film già visto, succedeva così anche in passato

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Dal 2008 al 2010 sono stato prefetto di Torino e già in quegli anni gli anarchici venivano sgomberati, i no Tav venivano contrastati, prefetto, forze dell’ordine e procura di Torino, allora era procuratore Giancarlo Caselli, mettevano tutto il loro impegno per reprimere e prevenire illegalità, eversione e violenze. Ma i loro sforzi venivano il più delle volte vanificati da scarcerazioni quasi immediate, assoluzioni dei tribunali, dopo che polizia, carabinieri e pubblici ministeri avevano documentato ampiamente azioni sovversive, assalti violenti in città, vere e proprie azioni di guerriglia urbana e sovversione.

POLEMICHE – Le polemiche duravano qualche tempo, ma poi tutto tornava come prima, con gli anarchici nuovamente a piede libero, più baldanzosi che mai e determinati a devastare zone della città e a sostenere le lotte di migranti e di No Tav, tanto il rischio era quasi zero.

SGOMBERO – Dopo il recente sgombero dell’Asilo okkupato dagli antagonisti a Torino la vicenda si è riproposta con schemi sempre uguali. Azione delle Forze dell’ordine per sgomberi o contenimento di cortei, nei quali si sfilava con mazze, bastoni e artifici; gravi rischi per gli operatori, incriminazioni e richieste della procura, questa volta contro una ventina di anarchici. Immediati o quasi i provvedimenti di scarcerazione dei giudici torinesi, fra l’esultanza degli antagonisti. Infatti sono stati scarcerati dopo soli 3 giorni di detenzione  e sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di firma, gli undici anarchici arrestati a seguito dei disordini scoppiati in centro a Torino  durante il corteo promosso per protestare contro  lo sgombero dell’Asilo di via Alessandria. E anche stavolta, amplificato, si è riproposto il consueto scenario: proteste dei poliziotti che rischiano, difese della magistratura che giustifica i suoi appartenenti, con la giustificazione che ci sono i ricorsi in sede giudiziaria per rimediare.

POLIZIA – Felice Romano , Segretario del Siulp, sindacato di polizia di sinistra, protesta vivacemente e invoca «un intervento legislativo urgente per poter mantenere in carcere chi, in nome del diritto alla contestazione, usa le manifestazioni per devastare le nostre città dando sfogo alla violenza più bieca e assurda. Non vorrei, come accaduto per gli eventi calcistici  che anche in questi casi ci sia bisogno che ci scappi il morto per capire che la misura è colma e che i professionisti del disordine hanno ormai maturato, anche perché i fatti poi gli danno ragione, la convinzione della totale impunità».

Anche l’Associazione nazionale funzionari di polizia insorge: «Siamo sconcertati. Le scarcerazioni corrono il rischio di incentivare l’audacia dei più violenti, generando un senso di impunità nelle manifestazioni orchestrate in questi giorni nel capoluogo  piemontese. Le scarcerazioni favoriscono il senso di impunità degli antagonisti – continuano – La loro protesta violenta, che non ha nulla di democratico, rappresenta una pulsione eversiva. La nostra solidarietà va alle donne e agli uomini in divisa, ai colleghi funzionari ed al questore di Torino che tra l’altro viene fatto oggetto di attenzioni minacciose».

Niente di nuovo sotto il sole, anche il prefetto, anni fa, era destinatario di minacce non troppo velate degli antagonisti.

Ma i magistrati sono sdegnati per gli attacchi.

ANM – Con una dura nota l’Associazione nazionale magistrati difende i colleghi e in pratica offende le Forze dell’ordine.  Comunque l’ Anm afferma: «Alcuni interventi, riportati dalla stampa, successivi alla decisione del Tribunale di Torino di applicare misure cautelari diverse dal carcere ad alcuni indagati arrestati per i disordini verificatisi lo scorso 9 febbraio, appaiono non rispettosi del lavoro e dell’autonomia decisionale dei magistrati. Il lavoro delle forze di polizia cui va la nostra profonda gratitudine e il più sentito apprezzamento, è straordinario per abnegazione, competenza e professionalità,  in ogni ambito, compreso quello dell’ordine pubblico, in cui spesso è difficile operare a causa dei contesti concitati in cui i fatti avvengono e in ragione di una molteplicità di soggetti che si rendono responsabili di condotte illecite. Spetta poi alla magistratura, in ottemperanza ai principi previsti dalla Costituzione, compiere le successive valutazioni, secondo i principi, le regole e gli strumenti processuali previsti dal sistema. Ogni provvedimento può essere ritualmente impugnato mediante gli idonei strumenti che l’ordinamento mette a disposizione, per cui è auspicabile evitare suggestioni che rischiano di non rendere un corretto servizio all’opinione pubblica e che – conclude l’Anm – non giovano a un rigoroso, sereno ed equilibrato accertamento di fatti e responsabilità personali».

Nessuna autocritica, solo facili autoassoluzioni.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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