Forti critiche alle iniziative renziane contro la corruzione

Davigo: Anac e Cantone sono fumo negli occhi, un’arma di distrazione di massa

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Piercamillo Davigo respinge con decisione la possibilità di andare alla guida dell’Anac dopo Cantone. «Non ci penso nemmeno», dice in un”intervista alla Stampa sostenendo che «un’autorità amministrativa non ha possibilità di scoprire alcunché. Far credere che l’Anac sia ilrimedio è fumo negli occhi, la definirei un’arma di distrazione di massa». In effetti il giudizio di Davigo conferma quello che stiamo dicendo da tempo, che l’Anac e Cantone sono completamente inutili e anzi dannosi, e sono stati l’arma di distrazione del governo Renzi, che aveva presentato il magistrato come l’uomo della provvidenza per combattere la corruzione. Che invece è rimasta più estesa che mai, mentre le regole introdotte da Cantone per prevenire e reprimere il fenomeno sono state un flop e sono servite solo a complicare  e a rallentare enormemente le procedure. Un altro accellente risultato dell’azione del rottamatore.

Ma torniamo a davigo, che commenta così le politiche securitarie del Viminale: «Da un lato si alimenta, grazie alle tv, un allarme sicurezza inesistente; dall’altro si fanno operazioni che poco c’entrano con la sicurezza, come strade sicure.  Le politiche di sicurezza servono all’ordine pubblico, quelle di rassicurazione a illudere i cittadini. Se istituisci una nuova caserma, i carabinieri sono sempre gli stessi, distribuiti diversamente. Meno auto in strada, più piantoni a rispondere al citofono». E sulla legittima difesa dice: «Spero non passi, saremmo condannati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo eaumenteranno i morti. Non tra i delinquenti, ma tra le vittime di furti e rapine. Avere le armi e saperle usare è diverso da essere pronti a uccidere, come insegnano i western. Sapere che il derubato può sparare, indurrà il ladro ad armarsi e a sparare prima».

Infine parla del caso Diciotti: «La valutazione spetta al Senato nei limiti previsti dalla legge costituzionale» e sul fatto che secondo il premier e due ministri era una linea condivisa da tutto il governo commenta: «Di per sé, è unachiamata di correo. Dal punto di vista giuridico non attenua la responsabilità penale, ammesso che il reato ci sia». Appunto, come puntualizza Davigo, evidentemente poco convinto dell’iniziativa dei pm di Agrigento e dei giudici siciliani.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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