Le accuse dello scrittore alla Polizia

Gabrielli replica duramente e precisa la risposta al tweet di Saviano contro la Polizia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

ROMA  – Dura replica e precisazione del prefetto Franco Gabrielli, capo della Polizia, al tweet di Saviano contro la Polizia, e alla risposta di quest’ultima, che ha provocato critiche sdegnate dalla sinistra alleata dello scrittore. «Noi siamo la polizia di Stato, non una polizia privata al servizio di questo o quel ministro. Stiamo attraversando un momento particolare nella vita del Paese, – ha aggiunto – vigilia di un appuntamento elettorale importante e
caratterizzato da qualche tensione politica. Proprio per questo credo sia interesse di tutti non contribuire ad alimentarle, né coinvolgere nelle dispute quotidiane istituzioni di garanzia come la nostra, tirandole da una parte o dall’altra».

In merito al tweet di Roberto Saviano che definisce la polizia “ridotta a servizio d’ordine per la campagna elettorale di un partito” Gabrielli ha risposto che “si è trattato di accuse ingiuste e ingenerose, perché coinvolgono la polizia in una polemica politica che non ci appartiene. Io come vertice di questa amministrazione posso provare fastidio e preoccupazione quando il ministro dell’Interno viene definito ‘ministro della Malavita’ (definizione usata dallo
stesso Saviano, ndr) ma non mi sono mai permesso di interloquire. Se però la mia amministrazione viene chiamata in causa con affermazioni false, ho il dovere, oltre che il diritto, di reagire e di chiedere rispetto».

Riguardo al tweet sul profilo istituzionale della Polizia di Stato in risposta a quello di Saviano, Gabrielli ha detto che «quel tweet non appartiene a un funzionario anonimo sfuggito al controllo dell’amministrazione, ma è stato sollecitato e autorizzato. Se devo dire qualcosa lo faccio in maniera chiara e diretta, senza infingimenti o ipocrisie. Non a caso nella risposta abbiamo specificato che ‘chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge’, riferendoci all’eventuale comportamento illegittimo del singolo  poliziotto».

«Il ministro dell’Interno ricopre il suo ruolo come meglio ritiene, e non spetta al capo della polizia giudicarlo. Io sono
chiamato a servire lo Stato nell’interesse dei cittadini, ricevo le direttive del governo, sono sottoposto alla legge. – ha precisato Gabrielli – Sono i tre capisaldi che ispirano la mia azione. In undici mesi di permanenza del ministro Salvini al Viminale, non ho mai avuto da lui indicazioni contrarie a questi principi. E le direttive ricevute sono tutte contenute in documenti pubblici, espliciti, ricorribili davanti alla giustizia amministrativa».

Sulla questione delle proteste contro i rom a Roma Gabrielli ha affermato che «il fatto che siano stati protetti dalla polizia è un segnale dell’attenzione della nostra amministrazione verso i diritti di tutti. E che non siamo interessati alle fortune elettorali di chi siede al Viminale. Dopodiché sono perfettamente consapevole di segnali inquietanti di nuove forme di razzismo e xenofobia, l’antisemitismo di ritorno, rigurgiti di neofascismo che vanno monitorati con attenzione e repressi quando ci sono gli estremi. – ha aggiunto il capo della Polizia – Noi facciamo e faremo il nostro compito, ma teniamo ben presente il fondamentale ruolo di magistratura e Parlamento. La polizia non si sottrae alle proprie responsabilità, ma non si può sostituire a quelle altrui».

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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