In questo clima di lotta e di incertezze si attenderebbe una parola del Colle

Scontro fra magistrati e fra magistratura e politica, il Quirinale batta un colpo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Le forti critiche alle sentenze favorevoli ai migranti, esposte da Salvini, e la reazione violenta della magistratura a livello centrale (Anm) e locale (Presidente della Corte d’Appello di Firenze), sono state oggetto non solo di polemiche, ma anche di satira, almeno per come interpreta la situazione il vignettista Alfio Krancic sulla sua pagina facebook .

Ma, al di là della spassosa vignetta, che crediamo non costituirà un ulteriore tassello del linciaggio denunciato dalla Presidente Cassano, preoccupa molto di più lo scontro durissimo e le lotte intestine fra le varie correnti della magistratura, come ha rilevato anche il Csm. L’organo di autogoverno dei magistrati, oltre a intervenire per la difesa corporativa della categoria, dovrebbe cominciare a fare una sana autocritica e prendere atto delle rivolta della base contro le diatribe interne dei capi corrente, così come sono emerse dalle intercettazioni e dalle indagini effettuate dalla Procura di Perugia.

Dopo un consulto febbrile col Capo dello Stato, che ancora non vuole essere coinvolto direttamente nella controversia, pericolosa, il vicepresidente del Csm Davide Ermini, del Pd, il partito che da sempre sostiene le toghe, ha richiamato tutti doverosamente al senso di responsabilità.

Le cronache riportano il sospetto di un vero e propeio  mercato delle toghe, emerso prepotentemente dal caso Palamara, il pm già presidente dell’Anm indagato dai suoi stessi colleghi di Perugia. Dal coro d’indignazione quasi unanime (tranne ambienti del Pd, visto che dalle intercettazioni risulterebbe il coinvolgimento di qualche suo esponente) è emersa la condivisa necessità di una riforma delle nomine nel Csm, non più lasciate all’arbitrio delle correnti dei togati.

Qualcuno ha proposto il sorteggio, non utile se fatto fra tutti i magistrati d’Italia, ma possibile rimedio se fatto seguendo criteri obiettivi, che privilegino la professionalità. Fra tutte mi sembra condivisibile la proposta dell’ex magistrato Carlo Nordio, che ha criticato fortemente il rapporto magistratura – politica, «reso ambiguo non solo dalla lottizzazione del Csm, ma dallo stesso viavai delle toghe che entrano ed escono dalla politica attiva come se fosse la cosa più naturale del mondo: mentre naturale non lo è affatto, e ogni candidatura di un giudice costituisce una picconata al principio della divisione dei poteri. Non solo. Poiché molti magistrati, soprattutto nel settore penale, sono entrati in possesso di informazioni sensibili, anzi, sensibilissime, su soggetti intercettati o comunque indagati, qualche malizioso potrà pensare che – una volta entrato in parlamento o al governo— questo magistrato possa farne un uso improprio. Sarebbe un sacrilegio se accadesse: ma non è un sacrilegio pensarlo. Che fare allora? Per il Csm il rimedio è semplice: il sorteggio. Non il sorteggio tra gli ignari passanti, ma nell’ambito di un gruppo di magistrati, avvocati e docenti universitari di adeguata anzianità e titoli di merito».

Su questo tema sarebbe importante un intervento autorevole ed equilibrato del Capo dello Stato, sia nei confronti della politica (lo ha già fatto più volte), sia nei confronti dei magistrati troppo attenti alla ribalta mediatica e politica. Ma il vecchio democristiano, intronato da Renzi sul Colle, non è tipo da azzardare una confronto – scontro con i poteri forti e con una parte politica, quella che l’ha supportato. Molto spesso è invece prodigo  di consigli o di richiami, talvolta anche energici, verso i governi che hanno componenti considerate di destra o, come affermano le sinistre, addirittura fasciste, riferendosi a Salvini. Proprio per questa sua prudenza ben orientata, Renzi lo ha voluto come Capo dello Stato, capace di continuare l’opera di molti altri quali Scalfaro e Napolitano, tanto per citare i più recenti. Anche per questo sarebbe opportuna una riforma del nostro ordinamento e di una parte della nostra costituzione (la seconda) ormai ritenuta la più bella del mondo soltanto da pochi, capeggiati da Benigni e Napolitano.

 

 

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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