La reazione di Potito Perruggini

Ex terrorista rosso Galmozzi, condannato per omicidio, insulta e minaccia Salvini. Reagisce il nipote della vittima

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica, Primo piano

ROMA – Solo in un Paese come l’Italia possono accadere certe cose, un paese che concede il proscenio a ex terroristi rossi condannati per omicidio o celebra come eroine straniere che violano le nostre leggi, purchè si contrappongano a esponenti della destra. Ecco una vicenda esemplare, protagonisti Enrico Galmozzi, ex terrorista di prima linea, il ministro Salvini, e Potito Perruggini, nipote dell’agente Ciotta a suo tempo ucciso da Galmozzi.

GALMOZZI – «Giù la testa, coglione. Non fare il cinema che ti va di culo: una volta invece di spedirli li consegnavamo di persona…». E’ la frase choc postata su Facebook dall’ex terrorista Enrico Galmozzi, che fu tra i fondatori di Prima Linea con Enrico Baglioni, Sergio D’Elia, Roberto Rosso e Sergio Segio, contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il post di Galmozzi, condannato per gli omicidi di Enrico Pedenovi e di Giuseppe Ciotta, è arrivato a commento della frase «I proiettili in busta non mi fermeranno», con cui il leader leghista aveva commentato  la notizia della busta con proiettile che gli è stata indirizzata.

SALVINI – «Terrorista rosso, condannato per omicidio, oggi mi insulta e minaccia… Strano Paese l’Italia». Lo
scrive su Facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini, citando il post dell’ex terrorista Enrico Galmozzi

PERRUGGINI – Non ci sta Potito Perruggini, il nipote di Giuseppe Ciotta, agente di polizia ucciso nel 1977 da Prima Linea e presidente dell’Osservatorio nazionale per la verità storica Anni di Piombo, a sentire l’uomo che è stato condannato per l’omicidio di suo zio straparlare su Facebook. Perruggini interpreta la frase pubblicata da Galmozzi come indicativa del clima d’odio che si respirerebbe nel Paese e che farebbe presagire una recrudescenza del brigatismo. «Se un killer si sente libero e forte di poter fare certe affermazioni pubblicamente – sottolinea Perruggini all’Adnkronos – chissà cosa si sta cospirando dietro certe porte contro lo Stato italiano. Anche la Balzerani ha dichiarato che la loro missione non è morta. Dobbiamo aspettare il morto? Leggere queste parole mi fa stringere il cuore e serrare i pugni, perché io so che queste parole hanno un peso enorme. Infatti Galmozzi – ricorda il presidente dell’Osservatorio nazionale per la verità storica Anni di Piombo – fu il killer che puntò l’arma e sparò a sangue freddo contro il cuore di mio zio indifeso in macchina, sotto gli occhi di sua moglie che lo salutava dal balcone di casa. Come è possibile che possa continuare impunemente ad avere la libertà di istigare ancora a delle atrocità contro uno dei massimo rappresentanti dello Stato italiano? – si interroga ancora Perruggini – ho denunciato più volte agli organi competenti cosa stava accadendo sotto i nostri occhi tramite i social media. Quanto sono forti le reti di protezione di questi terroristi tanto che i loro profili Facebook non vengono neanche sospesi? – sottolinea il presidente dell’Osservatorio nazionale per la verità storica Anni di Piombo – dove sono i giudici di sorveglianza per l’esecuzione della pena? Cosa fanno?».

E’ quello che ci chiediamo anche noi da lungo tempo.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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