Le proposte dell'ammiraglio

L’ammiraglio De Felice critica il decreto sicurezza bis, serve a poco contro le navi Ong

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Come si fermano i barconi delle ong?  Matteo Salvini le sta tentando di tutte per bloccare l’invadenza e l’invasione delle navi umanitarie che raccattano migranti da portare esclusivamente in Italia, disattendendo norme nazionali e internazionali. Il capo leghista è soddisfatto di aver fatto approvare sul filo del rasoio nuove norme contro i taxi del mare, ma una voce autorevole lo smentisce. Ed è a questa voce che dedichiamo la lente di oggi.

Il parere autorevole a tal riguardo arriva dall’Ammiraglio di divisione Nicola De Felice il quale, in un’intervento su Il Tempo,  stila una sorta di decalogo, a suo avviso unico mezzo utile per fermare le navi delle organizzazioni non governative. Obiettivo, “evitare che l’Italia diventi l’unico scalo d’alaggio europeo”.

Punto primo, “convocare immediatamente l’Ambasciatore dello Stato di bandiera nel momento dell’ingresso di una nave Ong nel Mediterraneo centrale.

Punto secondo, raccomandare allo Stato di bandiera della nave Ong di far dirigere l’imbarcazione verso il porto indicato dallo Stato che coordina il soccorso, “altrimenti – rimarca De Felice -far dirigere la nave verso un porto tunisino qualora fosse più vicino.

Terzo punto, nel caso in cui le Convenzioni internazionali venissero infrante, sollecitare lo Stato di bandiera a prendere provvedimenti coercitivi verso nave ed equipaggio.

Punto quattro, “ingiungere lo Stato di Bandiera di avviare immediatamente la procedura di protezione internazionale dei migranti al loro primo passaggio illegale a bordo della nave e quindi sul suo territorio”, sottolinea l’ammiraglio.

Punto 5 – definire reato internazionale l’operato della nave;

Punto 6, “considerare la nave Ong quale ‘nave pirata’ in attività di concorso interno o esterno alle attività di tratta di esseri umani”.

Punto 7 –  è necessario “ritenere decaduto l’ ordinamento giuridico dello Stato di Bandiera ed inviare una nave militare e applicare l’ ordinamento giuridico dello Stato italiano”.

Punto 8, attuazione del diritto di visita, ispezione a bordo e nel caso in cui venissero ravvisate le infrazioni, bisogna prendere possesso della nave “con equipaggio miliare, arrestare il comandante e l’intero equipaggio, spiccare un mandato di cattura internazionale verso l’armatore”. Pugno d’acciaio, quello che vuole l’ammiraglio.

Punto 9  “dirigere verso un porto italiano per sbarcare i ‘naufraghi a pagamento’, confiscando la nave”.

Punto 10, “applicare il Codice di Navigazione italiano”, per chiedere allo Stato di Bandiera il rimborso di tutte le spese sostenute dall’Italia per fronteggiare il caso aperto dalla nave che fa a loro riferimento.

Molte delle indicazioni sono in parte previste dal nuovo decreto sicurezza bis. Innovativa la proposta di chiedere allo Stato di bandiera le spese sostenute, operazione finora mai attuata. Gli altri interventi nei confronti degli Stati che hanno concesso la bandiera alle navi Ong sono stati fatti in passato, ma gli Stati interessati se ne sono fregati (vedi Olanda e Germania) con il beneplacito della Commissione Ue. E infine occorre fare i conti con la magistratura italiana, che interviene immancabilmente contro Salvini e a favore delle Navi Ong. Il dissequestro di tutte le navi sequestrate e il caso Rackete sono esemplari a tal proposito.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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