Dopo momenti di batticuore fra i Dem

Piattaforma Rousseau: si al Conte bis con il 79,3% (su 79mila votanti). Governo: Di Maio e Franceschini capi delegazione

di Redazione - - Cronaca, Politica, Primo piano

ROMA – E’ arrivato in ritardo l’esito della votazione. Batticuore nel Pd. In ogni caso, sulla piattaforma Rousseau, il Si’ al Conte bis con un’alleanza M5S-Pd ha ottenuto il 79,3% dei voti. «E’ un voto plebiscitario», ha commentato nel corso di una conferenza stampa il capo politico del M5S, Luigi Di Maio. Hanno votato oltre 79.000 iscritti. E nel Movimento 5 stelle c’è grande entusiasmo. Si sostiene che il voto sulla piattaforma Rousseau è stato un successo, ma soprattutto una grande dimostrazione di democrazia. Ma c’è anche chi afferma il contrario: addirittura vede come una prevaricazione di pochi il pronunciamento di meno di centomila persone, su una piattaforma privata, capace di decidere, con un clic, il destino del Paese.

MELONI – c’è chi non esulta per quella che viene definita una grande dimostrazione di democrazia. Giorgia Meloni, leader i Fratelli d’Italia,  scrive su Facebook: «A tutti i vari esponenti Cinquestelle che esultano per il grande esercizio di democrazia dato dal voto online su Rousseau, ricordo sommessamente che il più grande esercizio di democrazia previsto sono le libere elezioni, quelle che M5S e Pd vogliono impedire a ogni costo. Siete SCANDALOSI!». E Simona Viola, vicepresidente e membro della segreteria di +Europa, afferma: «Le consultazioni on line del M5S sono un insulto al Presidente della Repubblica e uno schiaffo alla Costituzione, che assegna ai responsabili politici dei partiti, e ai gruppi parlamentari, la responsabilità delle decisioni sulla formazione del Governo».

MINISTERI – Intanto sta prendendo forma il nuovo governo. Non senza qualche ipocrisia:  saltato lo schema dei due vicepremier, l’ipotesi su cui stanno lavorando M5s e Pd in queste ore vedrebbe l’assegnazione di due ministeri di punta ai due capi delegazione. E’ quanto trapela in queste ore in ambienti Dem. Se passasse questo schema, il capo del M5s Luigi Di Maio, potrebbe diventare ministro degli Esteri, andando a guidare la Farnesina. Per il Pd, invece, il capo delegazione sarebbe Dario Franceschini, in conseguenza della scelta di Nicola Zingaretti di non entrare nel governo e dopo il passo indietro di Andrea Orlando, che resta al partito da vicesegretario. E’ per questo che circola con insistenza l’ipotesi che Franceschini diventi il ministro dell’Interno. Ma per il Viminale resta in pole anche l’idea di un nome tecnico, come quello del prefetto di Milano Luciana Lamorgese o del capo della Polizia Franco Gabrielli.

ORLANDO – Andrea Orlando, in ogni caso, avverte su Fb che non entrerà nella nuova compagine governativa. «Il segretario – spiega Orlando – mi ha proposto di fare parte del nuovo governo con una delega di grande rilievo. Ho declinato per due ragioni. La prima è che, come ripeto da settimane, la nostra richiesta di discontinuità implica la necessità di una forte innovazione anche nella nostra compagine. La seconda, la più importante, è che credo che la scommessa che stiamo facendo si gioca in larga parte nella società e in questo senso sarà determinante il ruolo del nostro partito».

 

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