Non è un sistema raro, lo utilizzò anche qualche ministro

Zingaretti fulmina Renzi, nessun preavviso della scissione, solo un Whatsapp a decisione presa

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

Zingaretti e Renzi

Superata ormai la vicenda della scissione, dalla quale, per ora, il rottamatore non sembra trarre grandi vantaggi, visto che la sua Italia Viva è accreditata max del 4,5%, vengono fuori particolari della vicenda, interni ai rapporti degli esponenti del Pd, che non depongono molto positivamente sul comportamento e sullo stile dei politici attuali. Ma non si può condannare questa generazione politica, visto che anche ambienti che dovrebbero essere esempio di stile e di correttezza sono caduti talvolta in comportamenti assolutamente censurabili e condannabili. Ricordo un esempio del 2012, quando 21 prefetti furono mandati in pensione da un giorno all’altro, dopo 41 anni di servizio, senza che l’allora ministra, ex prefetto, si sia degnata di telefonare ai colleghi per esprimere il suo rammarico per la vicenda, non proprio edificante, e per ringraziarli del servizio reso allo Stato.

Anche in questa recente occasione, la scissione in seno al Pd, è avenuto qualcosa di simile, almeno per come Zingaretti ha esposto l’accaduto, rammaricandosi delle modalità, non avendo avuto alcun preavviso diretto: «Ovviamente no. Ho ricevuto un whatsapp quando la decisione era stata presa». Così risponde Zingaretti, da Maria Latella a l’Intervista su Sky, a chi gli chiede se Matteo Renzi lo avesse avvisato di voler compiere la scissione durante le trattative per la formazione del governo. «Non pretendevo – dice Zingaretti – una telefonata. Il problema non è Zingaretti ma gli italiani. Spiegare agli italiani perchè è successo dopo il giuramento del governo. Non è una questione personale per me».

Zingaretti ha parlato anche del patto civico al quale M5s e Pd stanno lavorando per le regionali in Umbria. Sull’accordo con il M5S sull’Umbria – ha detto – «non c’è nessun automatismo per le Regionali, ogni Regione dovrà decidere sulla base delle proprie leadership, dei propri contenuti, ma c’è una vocazione unitaria a provarci, per un futuro del Paese non fondato sull’odio, ma sulla crescita, sullo sviluppo, il lavoro e il benessere. E’ un fatto positivo che si stanno provando a verificare le condizioni per dare insieme una riposta ai cittadini, è utile per l’Italia».

Non condivido l’ottimismo del segretario del Pd, visto che ci sono sommovimenti anche all’interno del M5S e che il possibile candidato civico individuato non sembra piacere a molti piddini. Vedremo se le elezioni umbre daranno ragione alla nuova coalizione giallorossa, promoissa e poi abbandonata dal rottamatore, o se avrà ragione Salvini, con la sua affermazione che temeva di morire senza vedere un cambiamento dell’Umbria in politica, mentre adeesso ci spera. Si tratta di un appuntamento importantissimo, che può indirizzare le alleanze anche per le successive elezioni regionali, soprattutto nelle regioni tradizionalmente rosse come l’Emilia e la Toscana.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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