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Ritornano dalla Siria migliaia di foreign fighters, i rischi per l’Italia e per l’Europa

Un’interessante analisi di Cristiana Mangani sul Messaggero rivela che i servizi d’intelligence hanno da tempo segnalato il pericolo del rientro dalla Siria di molti foreign fighters europei, che potrebbero entrare in azione nei nostri paesi. La minaccia foreign fighter non fa dormire sonni tranquilli a nessuno in Europa. Si tratta di 19 mila combattenti, tra i quali ci sono 2.600 europei dello spazio Schengen e 500 balcanici, che potrebbero – secondo quanto ritiene la nostra intelligence – mettere a disposizione «la propria esperienza bellica e di know-how nell’uso di armi ed esplosivi».

L’Italia non è immune dalla minaccia. E a dirlo è stato lo stesso premier Giuseppe Conte, quando ha spiegato che «la questione terrorismo rischia di aggravarsi ulteriormente, perché i curdi potrebbero decidere di aprire le carceri e farli scappare». Per questa ragione i nostri apparati di sicurezza stanno seguendo con la «massima attenzione» gli sviluppi della crisi siriana. La preoccupazione non è solo legata alla presenza di italiani militanti nell’esercito del Califfo – circa 12 persone, di cui 5 donne, con tre che dicono di essere pentite – bensi a quegli estremisti islamici stranieri che hanno soggiornato nel nostro Paese o per qualche motivo sono transitati per il territorio italiano, e che vengono quantificati in un totale di 138 foreign fighter.

Non si esclude il rischio di un «effetto blowback», ovvero quello secondo il quale, una volta rientrati nei paesi di origine, i combattenti dell’Isis potrebbero decidere di passare all’azione. Il dato viene confermato anche nell’ultimo rapporto dell’Europol che evidenzia come i foreign fighter stiano tornando in massa in Europa.

Le cifre che ci riguardano parlano un ritorno di jihadisti «approssimativamente tra il 20 ed il 30%». A questi, però, si aggiungono tutti coloro che hanno optato per il nostro paese come luogo di transito e anche come passaggio per raggiungere i teatri di guerra utilizzando, soprattutto, il porto di Bari e il confine tra l’Italia e la Slovenia.

Attenzione elevata, dunque, e tutti gli individui sospetti monitorati di continuo dai nostri servizi. Con  la necessità di rafforzare i controlli alle frontiere, intensificare la collaborazione internazionale, assicurare il costante raccordo con i database dell’Interpol e vigilare sull’immigrazione illegale per i rischi che questa può comportare proprio a causa di possibili infiltrazioni di jihadisti sui barconi,  soprattutto in un Paese come l’Italia dove gli ingressi incontrollati sono agevolati dall’azione delle Ong e dalla benevolenza della magistratura.

La moltiplicazione proprio di questi arrivi dopo l’insediamento del governo giallorosso è un segnale francamente molto preoccupante.

Foreign fighters, servizi, terrorismo


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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